Harris-Pence: un dibattito vuoto specchio degli USA

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Harris-Pence: un dibattito vuoto specchio degli USA


di Francesco Corrado

Pence ed Harris meglio di Trump e Biden, ma la vera politica rimane assente.
 

Ieri sera i candidati alla vicepresidenza degli USA Mike Pence e Kamala Harris si sono sfidati nell'unico dei dibattiti preelettorali che li vede protagonisti. A differenza dello show di Trump e Biden i due sono stati molto più educati e rispettosi dell'avversario e dei telespettatori, sono senz'altro sembrati più sensati e decorosi dei rispettivi capi ma questo non ha impedito allo spettacolo di essere considerabile come indegno di una tribuna elettorale per l'elezione del presidente USA.

 

Del resto la colpa non è necessariamente dei politici ma anche degli argomenti e di come vengono presentati dai giornalisti che conducono le danze. Ieri è stato il turno di Susan Page di USA Today, una giornalista di regime che mai avrebbe potuto spostare l'attenzione su fatti davvero sostanziali.

 

Gli argomenti trattati sono stati gli stessi della scorso dibattito (covid, razzismo sistemico, economia, esteri, global warming, giudici della Corte Suprema), insomma le solite cose trattate nel solito modo: quando si hanno 120 secondi per poter esprimere il proprio progetto politico ci si può limitare a degli slogan, dare qualche dato decontestualizzato per impressionare l'audience, ma niente più di questo.

 

Mike Pence, sempre decoroso e precisino tanto da sembrare appena uscito da una confezione di Playmobil, al contrario di quanto fatto dal sua capo contro Biden, è riuscito a mettere in difficoltà la Harris, cosa non difficile dato che la californiana racconta balle da quando è entrata in politica. Una che ha sempre corteggiato i neri ed i diseredati per poi fregarli in tutti i modi, tanto da essere la preferita dell'establishment che l'ha imposta a Biden. Nel nostro precedente articolo sulla campagna USA (LINK) avevamo espresso l'opinione che la Harris potesse essere addirittura la chiave di un improbabile (ma non impossibile) insuccesso di Biden.

 

La Harris da parte sua ha detto le solite cose: Trump è il solo responsabile delle morti da Covid-19, che avrebbe dovuto recludere e tracciare tutti, ma poi lo accusa del calo dell'economia (causato proprio da un lockdown che la Harris avrebbe voluto più duro, come si è verificato negli stati amministrati dai DEM) e questo perché ovviamente loro, i DEM, "credono" nella scienza (già l'uso della parola "credere" la dice lunga), mentre i repubblicani, bigotti ed irrazionali, evidentemente continuano a consultare gli aruspici etruschi e prendono le loro decisioni solo dopo una attenta analisi delle viscere di qualche fagiano.   

 

Eppure alla fine del dibattito, quando i coniugi dei due candidati sono saliti sul palco per i saluti, tutti distanziatissimi, la moglie di Pence non aveva la mascherina mentre il marito della Harris, che dorme nello suo stesso letto invece si. Perché credono nella scienza loro, ma nella propaganda di più, diciamo.

 

Insomma, non ci siamo ritrovati di fronte ad una rissa come fra Trump e Biden, dato che i due sfidanti di ieri hanno mantenuto un profilo più basso, il fair play è stato ottimo e non ci sono stati attacchi personali. Per il resto molta fuffa oppure messaggi che vanno letti tra le righe come quando si è parlato di politica estera. Come possono due candidati USA parlare davvero onestamente ed apertamente di queste tematiche? Pence avrebbe potuto rinfacciare alla Harris la sanguinosa gestione obamiana con i colpi di stato in Ucraina, l'invasione della Libia e della Siria, l'inutile e disumana guerra in Yemen: ma purtroppo niente di questo è possibile e quindi si rimane sul vacuo anche in politica estera che per noi italiani ed europei è la cosa che più interessa.

 

Più divertente è vedere le reazione della stampa americana. La CNN e compagnia cantando si è affannata a fare il cosiddetto fact checking, peraltro abbastanza miserabile e su dati interpretabili, ma solo delle affermazioni di Pence, non della Harris ovviamente. Mentre Hannity sulla FOX si è divertito a mandare i pezzi della Harris che ieri diceva delle cose tipo "non elimineremo il fracking" per poi mandare clip di questa stessa campagna elettorale in cui diceva l'esatto opposto, solo poche settimane o giorni prima. Ma questo non c'entra niente col fact checking, ovviamente.

 

Insomma Biden la settimana scorsa, nonostante i problemi psico-fisici è riuscito a difendersi da Trump, mentre ieri Pence se l'è cavata, ma di certo non può dire di aver sconfitto la Harris che, indipendentemente dalle frottole che dice, rimane la preferita della stampa di establishment e viene protetta in tutti i modi: niente fact checking per lei né in studio con la zerbina Susan Page, né nei programmi di approfondimento che hanno seguito il dibattito. Quindi possiamo dire che i primi due dibattiti elettorali se li sono aggiudicati i DEM che essendo in nettissimo vantaggio avevano solo da perdere da questi quattro appuntamenti. 

 

Il calendario prevede altre due sfide tra Trump e Biden.

 

Il 15 ottobre a Miami si terrà l'evento forse più movimentato cioè il "town meeting" in cui Trump e Biden dovranno rispondere alle domande del pubblico. Il moderatore sarà Steve Scully di C-SPAN.

 

Il 22 ottobre ci sarà l'ultimo dibattito: i due candidati si sfideranno a Nashville, in Tennessee, a gestire la tenzone sarà Kristen Welker della NBC.

 

 

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