Il Craxi di Amelio

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Il Craxi di Amelio

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di Paolo Desogus*
 

Gianni Amelio non è l'ultimo arrivato e ha indubbiamente realizzato un buon film, interpretato peraltro da un ottimo Pierfrancesco Favino. Chi si aspetta da Hammamet un'agiografia su Craxi resterà deluso. Il segretario socialista viene rappresentato nei suoi difetti, nelle sue contraddizioni dietro cui si intravedono, oramai appassiti, gli slanci ideali del passato. Quello che viene ritratto da Amelio è un uomo sul viale del tramonto autocentrato, narcisista, tragico, che combatte una battaglia personale contro un nemico che fondamentalmente lo ignora, cerca di sbarazzarsene non affrontandolo.


Il maggiore difetto del film è l'assenza della politica. Gli unici temi esplicitamente trattati sono quelli della corruzione, delle tangenti e del finanziamento illecito. Tuttavia occorre dire con forza che la tragedia di Craxi non è stata solo giudiziaria. È stata principalmente politica. Essa riguarda la torsione del socialismo italiano in un progetto politico personalistico che ha portato alla rovina il PSI e che ha introdotto nel discorso della sinistra italiana un'idea di modernità falsa.


Un secondo elemento problematico del film è la presenza di un personaggio forse non del tutto riuscito, ma indubbiamente centrale. Si tratta di Fausto, figlio di un ex dirigente socialista che dopo il suicidio del padre si reca ad Hammamet per consegnare una sua ultima lettera. Il progetto nascosto di Fausto è di uccidere Craxi per vendicare il padre. Si procura una pistola, ma alla fine non riesce, si blocca. La trama presenta forse qualche tratto shakespeariano. Come Amleto anche Fausto non riesce a vendicarsi. Il peso di quella vendetta è troppo grande e questo perché a sua volta lo stesso Craxi è un padre: un padre simbolico non biologico, un padre politico, un padre del socialismo italiano, una figura ingombrante e immensamente astuta, tanto che finisce per comprendere il disegno omicida di questo nuovo figlio acquisito, da lui accolto in casa e trattato proprio come un figlio. Craxi sfida il giovane, gli chiede di portare a termine il suo disegno, non lo scaccia. Sarà però lui ad andarsene.


A ben vedere dietro la tragedia politica di Craxi si nasconde l'incapacità dei suoi eredi di realizzare il processo edipico di superamento del padre. Questa incapacità è in fondo paradigmatica nella sinistra, di tutta la sinistra, e riguarda in particolare la generazione dei politici della seconda repubblica oramai al termine. Dal 1992 ad oggi la sinistra non è stata più in grado di coltivare un politico capace di ricoprire la funzione tragica del padre, del padre politico, del padre che alleva nuovi figli, nuovi dirigenti politici a cui lasciare un'eredità materiale (il partito, le sezioni, l'organizzazione) e ideale. I leader che abbiamo avuto, Prodi, D'Alema, Veltroni, Bersani e più recentemente Renzi sono figli incapaci di diventare padri. Sono figli incapaci di farsi carico di quella responsabilità tragica che è di ogni padre nel momento in cui accetta il conflitto con il proprio erede. I socialisti non sono stati capaci di uccidere simbolicamente Craxi e, privi della forza di prenderne il posto, sono rimasti travolti con lui o hanno cercato riparo nelle fila di Forza Italia. Per i comunisti la storia è diversa. Il loro padre, Berlinguer, è morto prima che potesse portare a maturità i propri discendenti, D'Alema e Veltroni, i quali non hanno saputo trarre beneficio dall'eredità ricevuta.



Mi pare che allora il film di Amelio riesca nell'intento di raccontare la vicenda di Craxi nella prospettiva del dopo, ovvero di quella seconda repubblica che in termini politici ha superato in peggio la prima, sotto ogni punto di vista. Come abbiamo avuto modo di verificare, la seconda repubblica è una repubblica senza politici-padri, popolata da figli sempre più incapaci, irresponsabili e arroganti che hanno dilapidato l'eredità e che non hanno più nulla da offrire e insegnare ai loro successori.


*Professore associato all'Università Sorbonne di Parigi

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