Il "Janonismo" e la riappropriazione proletaria dello spazio pubblico virtuale

316
Il "Janonismo" e la riappropriazione proletaria dello spazio pubblico virtuale

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

di Michele Blanco

Nel panorama della sociologia dei media e dell'economia politica della comunicazione, il dibattito sulla digitalizzazione della politica è stato a lungo dominato da una prospettiva di determinismo tecnologico e pessimismo strutturale.

Studiosi come Shoshana Zuboff, con il concetto di capitalismo della sorveglianza, o Evgeny Morozov, nell'analizzare le derive del soluzionismo tecnologico, hanno evidenziato come le architetture algoritmiche della Silicon Valley fungano da fortissimi apparati ideologici neoliberisti di controllo. In questo quadro, lo spazio digitale viene configurato come un enclosure (recinzione) neoliberista, dove il grande capitale finanziario e i flussi di dati opachi estraggono valore frammentando dal corpo sociale. La frammentazione algoritmica e la polarizzazione mirata, storicamente capitalizzate dalle destre radicali globali – dal fenomeno Cambridge Analytica al Bolsonarismo –, sembravano aver ridotto la classe lavoratrice a una massa atomizzata, passiva e strutturalmente subordinata.

Tuttavia, l'analisi dei processi comunicativi che hanno caratterizzato le elezioni presidenziali brasiliane del 2026, e in particolare il fenomeno del cosiddetto "Janonismo" durante le tre settimane passate tra il primo e il secondo turno, impone un radicale cambio di paradigma sociologico. La stampa istituzionale del Nord Globale, inclusa una parte della critica liberal incarnata da testate come il New Yorker, ha tentato di catalogare l'esperienza dell'“Esercito di Lula” sotto la categoria riduzionista del "miracolo tech-savvy". Questa interpretazione tecnocratica soffre di un evidente bias coloniale ed epistemologico: confonde l'efficacia tattica con la trasformazione strutturale, ignorando la realtà materiale e civilizzativa dell'azione sociale e politica collettiva nel Sud Globale.

Dal punto di vista della sociologia dei movimenti collettivi, il "Janonismo" – orchestrato dal deputato André Janones durante le tre settimane cruciali tra il primo e il secondo turno del ottobre 2026 – non ha rappresentato una semplice ottimizzazione delle campagne elettorali di microtargeting o un mero aumento degli investimenti pubblicitari. Al contrario, ha operato una vera e propria digitalizzazione della solidarietà umana e sociale delle strade, traducendo le logiche classiche della mobilitazione sindacale e comunitaria nei codici dei social e dei sistemi di messaggistica istantanea (con canali centrali arrivati a superare i 10 milioni di iscritti). Secondo le teorie dell'azione collettiva di Charles Tilly e Sidney Tarrow, i movimenti sociali modificano i propri repertori in base alle strutture di opportunità politica. In Brasile si è assistito a una risignificazione del repertorio di protesta: milioni di cittadini comuni – operai, infermieri, autisti di autobus, studenti – sono stati coordinati in una struttura orizzontale ma altamente sincronizzata.

Questa mobilitazione organica ha scardinato l'economia politica dell'algoritmo attraverso due direttrici sociologiche fondamentali:

Il superamento dell'atomizzazione tramite la sincronizzazione di massa: Gli algoritmi delle piattaforme proprietarie (come Instagram, Threads e Facebook) sono progettati per premiare l'individualismo metodologico e la reattività emotiva isolata. La sincronizzazione manuale, organica e deliberata dei messaggi da parte dell'Esercito di Lula ha alterato i segnali di coinvolgimento degli utenti recepiti dalle piattaforme, sovraccaricando e forzando l'algoritmo dall'esterno attraverso una pressione quantitativa e qualitativa non simulata da bot, ma guidata da una reale intenzionalità politica fatta da milioni di persone reali.

La riconquista dei mezzi di produzione comunicativa: In termini marxiani, se l'infrastruttura di rete rimane di proprietà del grande capitale oligarchico, il "Janonismo" ha dimostrato che la forza lavoro digitale (il tempo, l'attenzione e la produzione di contenuti degli utenti) può essere sottratta alla logica dell'estrazione di valore e finalizzata a un obiettivo di emancipazione. La classe lavoratrice e le persone reali hanno smesso di essere un mero "prodotto" dei data broker per farsi soggetto storico attivo, invertendo totalmente il verdetto del primo turno che vedeva in vantaggio l'estrema destra oligarchica guidata da Flávio Bolsonaro.

Questa inversione di tendenza determina una significativa rottura geopolitica e intellettuale. Per decenni, le democrazie del Sud Globale sono state considerate laboratori di sperimentazione per le tecniche di manipolazione comunicativa e psicometrica importate dal Nord Atlantico. Oggi finalmente, lo scenario si è invertito. La crisi di egemonia delle sinistre europee di fronte all'avanzata delle destre populiste in Francia e in Spagna – dove figure come il Primo Ministro Pedro Sánchez o i movimenti progressisti francesi guardano con urgenza al modello brasiliano – dimostra che il Nord Globale si trova in una condizione di subalternità strategica. I consulenti di Parigi e Madrid si interrogano sul "Janonismo" perché costretti a riconoscere il fallimento del modello di comunicazione politica tecnocratico e impersonale di matrice neoliberale.

La validazione del "Janonismo" solleva tuttavia un nodo problematico centrale per la filosofia politica e l'etica dei media: la legittimità e la sostenibilità di un contrasto alla disinformazione della destra radicale attuato adottandone le medesime armi comunicative, improntate alla logica della provocazione, della saturazione e della polarizzazione emotiva. Questa "guerriglia informativa" introduce una complessa e controversa asimmetria etica, analizzabile attraverso tre principali lenti teoriche:

Il dilemma dei mezzi e dei fini (Deontologia vs Consequenzialismo): L'impianto metodologico di Janones accetta implicitamente una postura consequenzialista: se l'ecosistema digitale è strutturalmente distorto ed egemonizzato da forze "post-veritiere" che minacciano la tenuta democratica, l'unico modo per neutralizzarle è operare una contro-offensiva che rispetti le medesime "regole" algoritmiche (iper-semplificazione, frammentazione formale, attacco ad hominem normato dalla logica dei social). Sul piano etico-deontologico, tuttavia, l'adozione di un registro linguistico e strategico speculare a quello dell'avversario rischia di erodere la specificità assiologica del pensiero progressista emancipativo, basato storicamente sulla razionalità deliberativa, sulla verifica fattuale e sulla pedagogia politica.

La degradazione strutturale dello spazio pubblico (Habermas e la sfera pubblica digitale): Se la democrazia, nell'accezione habermasiana, necessita di un agire comunicativo orientato all'intesa e basato su argomentazioni razionali vagliabili, la scelta di combattere l'estrema destra sul terreno della stimolazione emotiva permanente accelera la balcanizzazione della sfera pubblica. Anche quando la mobilitazione di massa si dichiara mossa da grandi sentimenti di solidarietà e difesa democratica, la sua traduzione in dinamiche di "saturazione del canale" adotta una logica di forza e non di discorso comunicativo. Il rischio strutturale è la normalizzazione di un ecosistema politico in cui la verità fattuale viene interamente subordinata alla potenza della trazione algoritmica.

La trappola della cooptazione tecnologica: Nel momento in cui i movimenti progressisti massimizzano la propria efficacia diventando "macchine da consenso" sulle piattaforme proprietarie di Meta o Alphabet, essi finiscono comunque per alimentare l'economia del clic e l'estrazione di plusvalore comportamentale. Da un punto di vista macroeconomico, l'efficacia del "Janonismo" non abolisce il capitalismo della sorveglianza, ma lo ottimizza, dimostrando ai proprietari delle infrastrutture che la polarizzazione di segno opposto è altrettanto redditizia. L'emancipazione tattica rischia così di tradursi in una subordinazione strategica di lungo periodo ai giganti della Silicon Valley.

In conclusione, la classe lavoratrice brasiliana ha ridefinito il concetto di dignità collettiva nell'era del capitalismo digitale, dimostrando che la coordinazione di base può forzare le serrature della gabbia algoritmica. La lezione sociologica che il Sud del mondo offre al resto del pianeta è tanto potente quanto problematica: la democrazia digitale non si difende più invocando una regolamentazione neutrale dall'alto, ma si riconquista scendendo nell'arena del conflitto informativo, accettando il costo etico-morale di una grammatica comunicativa radicalmente trasformata.

In un mondo dominato dalla frammentazione, riscoprire il significato profondo di partecipazione attiva di milioni di persone significa rimettere al centro i valori fondanti di una visione veramente progressista. Solidarietà e uguaglianza sociale non sono concetti astratti, ma la base necessaria per garantire a ogni individuo la dignità e la possibilità di determinare il proprio futuro, azzerando le disparità di partenza. Questa spinta etica si deve unire alla razionalità e alla rigorosa ricerca della verità, pilastri indispensabili per analizzare la realtà complessa in cui viviamo, contrastare la demagogia e costruire soluzioni concrete, giuste e sostenibili per il bene comune.

 

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Parola d’ordine: guerra ibrida Parola d’ordine: guerra ibrida

Parola d’ordine: guerra ibrida

Il semestre d’oro di Netanyahu di Michelangelo Severgnini Il semestre d’oro di Netanyahu

Il semestre d’oro di Netanyahu

Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà   Una finestra aperta Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà

Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà

Il "capo dei maranza" e le elemosine di Meloni di Francesco Santoianni Il "capo dei maranza" e le elemosine di Meloni

Il "capo dei maranza" e le elemosine di Meloni

Jeffrey Sachs: Le 4 proposte per una pace giusta in Ucraina di Alessandro Bartoloni Jeffrey Sachs: Le 4 proposte per una pace giusta in Ucraina

Jeffrey Sachs: Le 4 proposte per una pace giusta in Ucraina

La mano rossa parla solo di guerra? di Raffaella Milandri La mano rossa parla solo di guerra?

La mano rossa parla solo di guerra?

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni" di Francesco Erspamer  Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Ma chi sono gli stranieri a Milano? di Paolo Desogus Ma chi sono gli stranieri a Milano?

Ma chi sono gli stranieri a Milano?

Il rischio del processo mediatico di Paolo Arigotti Il rischio del processo mediatico

Il rischio del processo mediatico

Cuba, il voto all'ONU e la nascita di "elbloqueo.it" di Geraldina Colotti Cuba, il voto all'ONU e la nascita di "elbloqueo.it"

Cuba, il voto all'ONU e la nascita di "elbloqueo.it"

 I veri estremisti di Alessandro Mariani  I veri estremisti

I veri estremisti

La vitalità delle piazze contro le politiche di morte di Giuseppe Giannini La vitalità delle piazze contro le politiche di morte

La vitalità delle piazze contro le politiche di morte

Storia dell'integrazione europea di Gilberto Trombetta Storia dell'integrazione europea

Storia dell'integrazione europea

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA! di Giorgio Cremaschi ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti