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In un editoriale su il Messagero, Romano Prodi fa il punto della situazione economica di disoccupazione di massa, deflazione, stagnazione dei consumi della zona euro attuale e punta il dito contro la Germania e la sua politica dell'austerità. "I 300 miliardi di investimenti programmati da Juncker non sono sufficienti, serve un cambiamento di prospettiva di Berlino e uno sguardo più illuminato sul resto d'Europa".
Parlando poi del referendum che si terrà sul Regno Unito sul Brexit, Prodi scrive come le scelte di Cameron hanno già di fatto spostato l'ago della bilancia del potere verso l'egemonia tedesca, in un sistema unipolare centralizzato intorno a Berlino. Questo anche per la palese debolezza della Francia sotto la presidenza di Francois Hollande. I piccoli stati non cercano l'influenza attraverso i tre pilastri dell'edificio europeo, Francia, Germania ed Inghilterra, ma cercano di adattarsi al nuovo ordine europeo.
Se Prodi ha ragione - “come credo abbia ragione” - l'uscita dall'Ue del Regno Unito accelererà una serie di reazioni a catena e farà implodere alla base l'intero progetto. Lo scrive Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph, sottolineando come non sia pensabile che l'Ue possa sopravvivere con una nuova forma di Sacro Romano Impero restaurato da Berlino, a meno del carisma e della sacralità conferita da Roma.
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