Il presidente del Messico López Obrador chiede la liberazione di Assange
Il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, ha espresso solidarietà al fondatore di Wikileaks Julian Assange chiedendo che venga rimesso in libertà.
Anche se ha omesso di menzionare l'assassinio da parte degli Stati Uniti del generale iraniano Qessam Soleimani, in rispetto alla dottrina del governo messicano di non intervento, sul caso Assange ha preso una posizione netta e chiara.
Lopez Obrador ha detto che non si può voltare le spalle sul dolore dell'umanità o applicare la politica dello struzzo.
Un giornalista ha sollevato la questione Assange e consegnato al presidente, durante la conferenza stampa mattutina, una copia del libro “México en WikiLeaks WikiLeaks en La Jornada”.
#ConferenciaPresidente: @Hans2412 de @NoticiasZMG le regala al presidente un libro sobre Assange y López Obrador pide que se le perdone y se le ponga en libertad. pic.twitter.com/c9Ztywa7uj
— GurúPolítico (@guruchuirer) January 3, 2020
"Speriamo che venga preso in considerazione e rilasciato e non torturato", ha detto il presidente nella sua conferenza stampa mattutina in cui ha affermato che i cables di WikiLeaks che si riferiscono al Messico sono veri.
López Obrador ha dichiarato che la liberazione di Assange sarebbe "una causa molto giusta per i diritti umani del mondo".
Le rivelazioni ottenute grazie al lavoro di Assange e Wikileaks "hanno mostrato come funziona il sistema mondiale nella sua natura autoritaria".
Le divulgazioni di Assange includono informazioni sulla difesa nazionale degli Stati Uniti relative alle guerre in Iraq e in Afghanistan.
Alla fine dello scorso anno, il Relatore speciale sulla tortura delle Nazioni Unite, Nils Melzer, ha espresso preoccupazione per la salute di Assange, che, ha detto, è stato esposto ad una "tortura psicologica continua o altro, trattamenti inumani o crudeli e degradanti".
Assange è tuttora incarcerato nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh, a Londra, e su di lui pende una richiesta di estradizione dagli Stati Uniti, dove deve affrontare 18 accuse, tra cui una presunta violazione della legge sullo spionaggio per la quale potrebbe essere condannato fino a 175 anni di prigione.

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