L’ ipocrisia repubblicana del “too-big-to-fail”
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A cinque anni dalla crisi bancaria del 2008, le più grandi banche di Wall Street sono ancora così enormi e la loro attività è ancora così scarsamente regolamentata che un loro potenziale fallimento danneggerebbe di nuovo il sistema finanziario globale, costringendo il governo degli Stati Uniti a salvarle. Si tratta della denuncia della senatrice democratica Elisabeth Warren del Massachussets. La questione del “too-big-to-fail” è ancora peggiore di quanto non lo fosse nel 2007 dal momento che le 4 maggiori banche sono del 30% più grandi di quanto non lo fossero prima della crisi finanziaria, riporta Mother Jones.
Come è stato sottolineato già in precedenza dall’AntiDiplomatico, il Dodd-Frank, la legge federale sulla regolamentazione del sistema bancario, ha cercato di disciplinare in maniera parziale quell’ambito vasto e senza regole delle attività finanziarie portate avanti dalle banche.
Ma il Dodd-Frank non pone fine al “too-big-to-fail”: in primo luogo perché le banche operano a livello internazionale, cosa che limita la capacità del governo di ristrutturare istituti in fallimento. In secondo luogo le norme che i legislatori hanno posto in essere per implementare il Dodd-Frank sono troppo deboli.
In tutto questo i repubblicani, la cui propaganda si è imbevuta in questi mesi di retorica anti-salvataggi, hanno approvato alla Camera un decreto per cui le banche in fallimento otterranno salvataggi dal governo e hanno cercato di ostacolare misure che favorirebbe l’azione di governo tesa a ristrutturazione gli istituti bancari in fallimento.

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