La guerra degli zombie europei alla Russia

Nel contesto del sempre più evidente disinteresse di Washington per la Nato e la UE la posizione bellicista di molte capitali europee assume sempre di più la logica del giocatore d'azzardo che per non perdere tutto rilancia. Quella che preparano a Londra, Parigi e Berlino è sempre di più una guerra degli zombie contro la Russia.

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La guerra degli zombie europei alla Russia

 

di Giuseppe Masala per l'AntiDiplomatico

 

Mentre sul campo di battaglia ucraino appare sempre più evidente la rotta delle truppe del regime di Kiev, sul piano della diplomazia a rompere l'inerzia è il piano di pace proposto da Trump che poi non è altro che la presa d'atto di ciò che il conflitto armato ha decretato  e che, al massimo, può essere visto come il tentativo da parte della Casa Bianca di limitare i danni militari, diplomatici ed economici innanzitutto per gli USA, ma anche per i suoi scriteriati vassalli europei.

Definire scriteriato il comportamento europeo non può essere considerato esagerato perchè chiaramente fondato sulla completa negazione della realtà ovvero l'evidenza che l'Ucraina ha perso la guerra nonostante l'enorme aiuto della Nato, degli USA e della UE sia sul piano militare che su quello diplomatico ed economico. Va detto che per i paesi europei questa è una realtà difficilissima da accettare  perché sancisce la completa e catastrofica sconfitta anche della Nato e della UE come istituzione.  Alla luce di questo si comprendono i tentativi europei di questi giorni di riuscire a sabotare le trattative di pace sia portando Zelensky dalla propria parte, sia usando metodi poco ortodossi tra alleati come quello di divulgare intercettazioni tra il plenipotenziario americano Witkoff e i suoi interlocutori russi. Tentativi che molto probabilmente non fermeranno la volontà di Washington di arrivare ad una soluzione che consenta certamente di limitare i danni e probabilmente di avere un profitto diplomatico ed economico dalla veste di paciere che vuole indossare in questa fase

Ma perchè l'Europa anziché percorrere la via pragmatica della limitazione dei danni insiste a voler applicare la logica del muro contro muro con Mosca? Certo, c'è una certa negazione della realtà ma c'è anche una logica fondata sugli interessi economici vitali. I tre più importanti paesi europei, Francia, Gran Bretagna e Germania hanno infatti enormi problemi economici che spingono le loro classi dirigenti a puntare sul conflitto con la Russia nella speranza di farla collassare e così depredarla come nei ruggenti anni 90 post caduta dell'Unione Sovietica. Più precisamente, Francia e Gran Bretagna sono afflitte da un enorme debito estero che espone il loro sistema finanziario di fronte ad una possibile crisi sistemica mentre la Germania, pur essendo ancora oggi ricchissima, è completamente priva di prospettive economiche causata dalla perdita di competitività del proprio sistema produttivo orfano delle materie prime e dell'energia a buon mercato che venivano fornite dalla Russia.

Molto probabilmente però, in questa scelta dei più importanti paesi europei c'è dell'altro oltre al mero interesse economico, per quanto vitale possa essere. A tale proposito a svelare l'arcano è stato l'ex militare e diplomatico norvegese Dan Viggo Bertgun che in una intervista al giornale Steigan ha dichiarato: “La NATO non si sta indebolendo. La NATO sta morendo. Non con una forte esplosione, ma a causa di una marcescenza politica iniziata molto prima dell'Ucraina, la sconfitta in Afghanistan ha spogliato l'alleanza di tutta la sua autorità ed è diventato il momento in cui la NATO ha effettivamente perso il suo sostegno strategico." per poi concludere in maniera emblematica che la Nato si sta trasformando in un: “pezzo da museo di un'epoca in cui l'Occidente credeva ancora di controllare il mondo, perdendo il contatto con le reali dinamiche globali”.  Anche l'amministrazione USA peraltro, sembra non avere posizioni dissimili da quelle di Bertgun, infatti in più di una circostanza a Washington hanno trattato l'Alleanza Atlantica come un mero cliente per l'acquisto di armi, per non parlare poi dell'offerta fatta dall'ambasciatore USA presso la Nato di lasciare il ruolo di Capo Militare (Saceur) dell'organizzazione ad un tedesco che dimostra un assoluto disinteresse di Washington per la difesa dell'Europa. E come se queste prese di posizione non fossero abbastanza chiare circola sempre più insistentemente la voce che il Segretario di Stato non parteciperà al prossimo summit dell'Alleanza che si svolgerà il prossimo 3 di Dicembre a Bruxelles. Segno che ormai a Washington vedono questa alleanza come un mero residuato del passato privo di qualunque importanza.

Non pare azzardato allargare le considerazioni di questo diplomatico norvegese anche all'Unione Europea. Una sconfitta militare e diplomatica come quella che si prospetta in Ucraina potrebbe causare la stessa dislocazione del progetto europeo. Sia perchè il meccanismo economico che la sostiene non è più in grado di funzionare proprio perchè la locomotiva tedesca si è fermata, sia perchè ci sono comunque forti discrepanza di idee all'interno dell'Unione: se da un lato, come  si è già detto, paesi come la Germania e la Francia sembrano fermamente disposti a continuare la guerra con la Russia, dall'altro lato paesi come l'Ungheria non intendono recedere dalla loro idea di mantenere ottimi rapporti con Mosca. Una situazione questa che lascia intravvedere le prime crepe, infatti il Parlamento Europeo ha votato favorevolmente per richiedere l'attivazione delle misure sanzionatorie (compreso il diritto di voto) per l'Ungheria che starebbe trasgredendo in maniera continuativa e persistente “i valori fondamentali della UE” come la Democrazia, i Diritti Umani e lo Stato di Diritto così come previsto dall'Articolo 7 del Trattato sull'UE.

Quindi, non solo enormi problemi economici per i paesi europei a causa della sconfitta ucraina ma un sempre più evidente terremoto che potrebbe far crollare l'architettura delle istituzioni che governano l'europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale sia sul piano politico che sul piano militare. E' proprio in questo contesto che l'idea di continuare il conflitto contro la Russia che viene portata avanti in molte capitali europee assume sempre di più il senso di un irresponsabile salto in avanti tipico di chi ritiene di perdere tutto e che quindi è costretto a rilanciare sperando nella buona sorte.

Quella che stanno progettando a Londra, Parigi, Berlino e Bruxelles è di fatto la guerra degli zombie europei contro la Russia.  Questo è ciò che si evince dall'orizzonte degli eventi che si sta prospettando.

Giuseppe Masala

Giuseppe Masala

Giuseppe  Masala, nasce in Sardegna nel 25 Avanti Google, si laurea in economia e  si specializza in "finanza etica". Coltiva due passioni, il linguaggio  Python e la  Letteratura.  Ha pubblicato il romanzo (che nelle sue ambizioni dovrebbe  essere il primo di una trilogia), "Una semplice formalità" vincitore  della terza edizione del premio letterario "Città di Dolianova" e  pubblicato anche in Francia con il titolo "Une simple formalité" e un  racconto "Therachia, breve storia di una parola infame" pubblicato in  una raccolta da Historica Edizioni. Si dichiara cybermarxista ma come  Leonardo Sciascia crede che "Non c’è fuga, da Dio; non è possibile.  L’esodo da Dio è una marcia verso Dio”.

 

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