La guerra dell’FBI contro Martin Luther King

La crociata di Hoover contro il leader dei diritti civili.

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Lo storico discorso di Martin Luther King “I have a dream” svoltosi nel marzo 1963 a Washington ha avuto un grosso significato in quel momento della storia americana. Fu un momento fondamentale durante il quale l’anima del movimento per i diritti civili si è svelato alla nazione intera, quando King ha coraggiosamente riconosciuto gli ostacoli al progresso, esprimendo allo stesso tempo ottimismo circa il fatto che un giorno ci sarebbe stata giustizia per tutti.

 
Ciò che molti non conoscono è il lato oscuro dell’evento, ciò che avvenne dietro le quinte, ovvero la violenta reazione all’interno di uno degli uffici più importanti del paese: J. Edgar Hoover, allora direttore dell’FBI, reagì inasprendo la guerra clandestina contro il paladino dei diritti civili, che Hoover considerava una grave minaccia per la sicurezza nazionale. Il discorso di King era demagogico e pericoloso e, in quanto tale, il leader nero fu posto sotto sorveglianza da Robert Kennedy sei settimane dopo il discorso di marzo: agenti dell’FBI posero cimici nelle camere d’albergo di King, origliarono le sue telefonate, spiarono il suo appartamento privato ad Atlanta. Non finisce qui: vennero prese di mira e registrate le conversazioni che riguardavano strategie e tattiche del movimento per i diritti civili.
La marcia su Washington viene ancora ricordata 50 anni dopo ma senza dimenticare che il governo statunitense si oppose fermamente, direttamente e anche subdolamente all’azione di Martin Luther King, primo fra tutti Hoover.

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