La resistenza del movimento Occupy: fallita o taciuta?

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La resistenza del movimento Occupy: fallita o taciuta?

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Z magazine e la sua versione di una resistenza non documentata.

“Finora la protesta popolare è stata irrisoria...l’unico tentativo di suscitarla, il movimento Occupy, non è stato in grado di innescare una risposta, una reazione di massa...Una campagna che puntava i riflettori sull’arroganza e l’egoismo dei ricchi, impersonata dal suo avversario miliardario, ha tenuto Obama in carica. Ma non ha catalizzato alcuna rivolta popolare”. 
 
Sono le parole dello storico post-marxista Perry Anderson il cui saggio Homeland, pubblicato in New Left Review, sottolinea l’apatia delle masse lavoratrici di fronte ad un sistema che lui definisce “the all-capitalist ideological universe”, un mondo nel quale proprietà e impresa privata sono considerate pilastri irriducibili da tutte le forze politiche. 
 
Anderson si riferisce all’apatia delle masse parlando di “quietismo depoliticizzato”, un sentimento che non si traduce né in indignazione né in entusiasmo. Perché tale apatia è pericolossissima per una società democratica? La ragione è sotto gli occhi di tutti: questa indifferenza conduce ad un sistema in cui il potere, anche politico, è nelle mani di minoranze minuscole, al di là dei numeri che esse possiedono. 
 
Sebbene Anderson parli di una cittadinanza “disorganizzata, passiva, dispersa in un continente molto vasto”, ciò che è necessario chiedersi è se davvero Occupy abbia fallito nell’innescare una risposta di massa. L’analisi di Anderson sembra dimenticare la brutale repressione del movimento Occupy nell’autunno del 2011. Come spiega l’economista Jeff Madrick nella rivista Harper circa la repressione nella grande mela, “il movimento è stato distrutto da uno sforzo governativo concertato e a più livelli di giurisdizione...le misure coordinate e imponenti prese dal NYPD, l’FBI e la Sicurezza Nazionale costituiscono a tutti gli effetti una campagna di repressione senza la quale Occupy si sarebbe potuto evolvere in qualcosa di molto più grande. 
 
Lo stesso pensiero è espresso dal giornalista Chris Hedges: per Hedges per quanto il movimento fosse diviso al suo interno, esso è stato intenzionalmente distrutto.

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