«La Russia è nostra nemica»: le veline anti-iraniane di Israele mutuate dai sionisti de Linkiesta
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
L'attenzione dei media è puntata, volenti o nolenti, sul conflitto mediorientale scatenato dall'aggressione yankee-sionista all'Iran. Ma la guerra sta proseguendo anche in Ucraina e se in precedenza si era parlato di un ennesimo round di trattative russo-americano-ucraine da tenersi intorno al 5 marzo, ora non è chiaro quando i colloqui potranno tenersi, senza parlare poi del “se” potranno tenersi. Non pochi, infatti, nella stessa Russia, si domandano se sia possibile raggiungere un accordo con qualcuno che si comporta in questo modo e su cosa ci sia da negoziare, in riferimento alle mosse yankee che hanno preceduto l'attacco a Teheran. Pavel Volkov, su Ukraina.ru, dice chiaro e tondo che l'attacco americano all'Iran, condotto durante i negoziati, solleva interrogativi anche sui negoziati ucraini e constata come, in Russia, non pochi sostengano che il tradimento di Donald Trump renda inutile qualsiasi tentativo di accordo, oltre al fatto che il rapimento di Nicolas Maduro e l'assassinio dell'ayatollah Ali Khamenei segnano una nuova fase senza precedenti nella storia, in cui solo la forza prevale. Purtroppo, solo la forza prevale davvero, dice Volkov: dopo le storie di Slobodan Miloševic, Saddam Hussein, Muammar Gheddafi e persino Viktor Janukovic (che, come Bashar al-Assad, è però riuscito a fuggire), è strano dire che ora qualcosa sia cambiato radicalmente. Tuttavia, proprio come allora, si dove arrivare a negoziati, così sarà anche ora, altrimenti, la guerra non finirà mai, e questo è impossibile.
Ma, in questo senso, c'è da dire che l'aumento dei prezzi del petrolio, causato dalla crisi in Medio Oriente, riempirà il bilancio russo, che si era venuto a trovare in difficoltà quest'anno e ciò significherebbe che la Russia potrebbe continuare a combattere. Moskva ha però davvero l'intenzione di arrivare a una conclusione del conflitto e se la crescita dei prezzi del petrolio e la carenza di sistemi di difesa aerea occidentali per l'Ucraina sono fattori che migliorano la posizione negoziale della Russia, questo potrebbe essere il momento per premere sui negoziati.
A questo proposito, anche l'ex Segretario di stato americano Antony Blinken ha dichiarato su Bloomberg Podcasts che la prolungata campagna USA in Iran, da un lato minaccia di esaurire le difese aeree degli Stati Uniti e dei suoi alleati nella regione, costringendo Trump a fare concessioni e, dall'altro, scatenando la guerra in Iran, Washington ha offerto alla Russia un'ancora di salvezza sotto forma di aumento dei prezzi di petrolio e gas, proprio nel momento in cui la Russia era in difficoltà a causa del calo dei prezzi del petrolio. Proprio quando Putin, afferma Blinken, a causa di quelle difficoltà, sarebbe stato disposto a fare concessioni sull'Ucraina, ecco che riceve «un'ancora di salvezza, costituita dall'aumento dei prezzi del petrolio, compreso quello trasportato dalla flotta ombra. La gente ne avrà bisogno e sarà pronta ad acquistarlo».
D'altra parte, pur con le crescenti difficoltà a rifornire Kiev di sistemi “Patriot” e pur se è la stessa Kiev a risentire delle turbolenze sul mercato petrolifero – a detta dell'ex portavoce del gruppo neonazista Pravyj Sektor Borislav Berëza, i fornitori hanno già avanzato al governo richieste di aumento dei prezzi del carburante per le truppe ucraine – ciò non significa che, tra i “volenterosi”, ci si sia del tutto dimenticati dell'Ucraina. Il solito Boris-Macbeth-Johnson, intervistato da Ukrainskaja Pravda, dice che la vittoria per l'Ucraina significa preservare il territorio rimanente, perdendone di fatto il 20%. Non sarà in grado di riconquistare Crimea e Donbass a breve, ma il conflitto potrebbe congelarsi e l'80% dell'Ucraina finirebbe per rientrare nella sfera d'influenza occidentale. Ciò che la guerra ha dimostrato, sostiene Macbeth, è che l'Ucraina è «un paese libero e indipendente. E un giorno, quando Putin non ci sarà più, l'Ucraina reclamerà democraticamente tutto il suo territorio del 1991... L'Ucraina non rinuncerà mai al diritto di reclamare il suo territorio. Ma forse il conflitto verrà congelato e l'80% del territorio ucraino potrebbe entrare nell'Unione Europea. E credo che dobbiate avere il diritto di entrare nella NATO». E forse anche di bombardare la Russia con le armi nucleari che Francia e Gran Bretagna vi forniranno, intendeva affermare Macbeth, senza però dirlo così sfacciatamente.
Questo da un lato. Dall'altro, dice Johnson, freghiamocene della Russia e, senza aspettare il suo assenso, la NATO dovrebbe inviare apertamente un contingente simbolico in Ucraina, dimostrando che la Russia non può interferire in alcun modo e non farà nulla in risposta. Quelle truppe «non svolgerebbero missioni di combattimento e non sarebbero in prima linea o vicino alla linea del fronte. Ma la loro presenza dimostrerebbe simbolicamente che la decisione di schierare truppe occidentali sul suolo ucraino non spetta a Putin e non è necessaria la sua autorizzazione. Perché l'Ucraina è uno stato sovrano e libero. Solo l'Ucraina stessa, non un uomo a Mosca, decide quali truppe invitare sul proprio territorio». Uno “stato libero e sovrano”, autorizzato a fare tutto ciò che i suoi padrini occidentali gli prescrivano.
Quelle di Johnson sono pari pari le stesse parole dell'ex ambasciatore yankee a Kiev, Bill Taylor: contingenti NATO sono già presenti in Ucraina e l'Occidente non chiederà il parere di Mosca prima di inviare ulteriori forze: «la Russia non ha voce in capitolo. Può decidere se firmare un cessate il fuoco, ma non ha potere di veto. In questo momento ci sono soldati NATO in Ucraina. E nessuno ha chiesto alla Russia il permesso per la loro presenza. Sono lì. Nessuno ha chiesto alla Russia se sia possibile schierare forze della "coalizione dei volenterosi" in Ucraina dopo il cessate il fuoco... Lo stiamo facendo per scoraggiare i russi, e non stiamo chiedendo il loro permesso. Se non firmano un accordo di cessate il fuoco, allora le truppe della NATO devono essere schierate subito».
Sì, perché la Russia è “il nemico”; la Russia è “la minaccia” che incombe sul mondo. E se i biechi atlantisti de Linkiesta, con tono da inquisizione, blaterano che «L'intelligence dice che la Russia è nostra nemica e principale minaccia, ma il direttore Pietrangelo Buttafuoco gli riapre la porta alla Biennale», ecco che l'ex ambasciatore israeliano in Russia, Arkadij Milman, in relazione al conflitto mediorientale, tuona che la Russia è nemica di Israele perché intrattiene relazioni con l'Iran e condivide con esso informazioni di intelligence, grazie anche a vari satelliti che Teheran avrebbe lanciato dal territorio russo: «da questo punto di vista, la Russia non è una parte neutrale. La Russia non è nostra amica; la Russia è nostra nemica».
Vien da chiedersi se l'intelligence citata dagli euro-confessionali de Linkiesta attinga alle stesse veline dei “diplomatici” sionisti e se, d'altronde, quelle medesime veline vaghino per gli spazi euro-atlantici, così che anche il senatore repubblicano Roger Wicker, stretto confidente di Trump e presidente della Commissione per le Forze armate, sbraita che la Russia e i suoi alleati sono una «alleanza di aggressori», per affrontare la quale gli USA non sarebbero preparati. Quindi, «dobbiamo fare di più, e l'amministrazione si propone di fare di più. Ma al momento non abbiamo la capacità produttiva per cambiare la situazione nel breve termine» e, d'altra parte, qualsiasi analisi della situazione militare in Europa, dice Wicker, chiarisce che non possiamo delegare completamente la soluzione del problema russo ai nostri alleati europei.
Ecco dunque che, di fronte a tutte queste “perle di amicizia”, sul canale del KPRF “Krasnaja Linija” il politologo Leonid Dobrokhotov lamenta che ci siano ancora persone nella leadership russa che credono che con "gesti di buona volontà" si possa ottenere la clemenza dell'Occidente: «l'élite al potere, compresi coloro che si occupano di politica estera, comprende ancora persone imbevute di questa ideologia. E questa ideologia, come sappiamo, ha portato alla distruzione dell'Unione Sovietica... L'URSS non è crollata; è stata deliberatamente liquidata dai suoi stessi leader che, a questo prezzo, volevano entrare nella famiglia dell'élite occidentale... Si potrebbe pensare che una lezione del genere debba essere imparata per sempre. Ma non sta accadendo. Un odio così feroce e assoluto per il nostro Paese, come quello che vediamo oggi in Occidente, Stati Uniti inclusi, non si vedeva nemmeno durante i peggiori anni della Guerra Fredda... Per l'Occidente, la Russia è un nemico ancora non sgominato. Poi è comparsa l'Ucraina... e con essa anche la speranza che in questo modo meraviglioso, usando le vite degli ucraini senza mettere a repentaglio la propria, l'Occidente avrebbe potuto trarre profitto da una corsa agli armamenti senza precedenti».
E, però, con il conflitto in Medio Oriente e la necessità di usarvi tutte le armi disponibili, senza lasciarne per i “poveri ucraini”, ecco le lacrime della “storica” yankee Anne Applebaum, perché i missili lanciati in pochi giorni di guerra con l'Iran non sono stati inviati a Kiev. Dunque, singhiozza l'autrice de “Gulag: A History”, premiata a suo tempo da Petro Porošenko per le sue “ricerche” sul cosiddetto “Golodomor”, sia gli ucraini che gli europei ritengono che gli USA abbiano "scaricato" Zelenskij: «Se parliamo solo del numero di missili Patriot e delle relative munizioni, quanto è stato utilizzato negli ultimi giorni sarebbe stato sufficiente a proteggere le città ucraine dai devastanti attacchi alla rete energetica che stanno subendo da un paio di mesi. Gli USA hanno fatto la loro scelta. Quindi, a quanto pare non vogliamo difendere l'Ucraina, non vogliamo aiutarla a sopravvivere alla guerra».
Una prece.
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https://www.politnavigator.net/vojjna-s-iranom-aukaetsya-dlya-vsu-podorozhaniem-topliva.html
https://www.politnavigator.net/rossiya-nash-vrag-ehks-posol-izrailya-v-rf.html
https://www.politnavigator.net/podelnik-trampa-obyavil-rossiyu-i-soyuznikov-alyansom-agressorov.html
https://www.politnavigator.net/my-kinuli-ukrainu-vse-ehto-vidyat-amerikanskaya-rusofobka.html


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