Nel suo ultimo articolo sul Financial Times,
Wolfgang Munchau risponde a tutti coloro che scrivono come la sopravvivenza dell'euro non sia più in dubbio. “Mi permetto di dissentire. Non ho la più pallida idea di quale fosse la probabilità di una rottura dell’euro durante la crisi. Ma sono certo che la probabilità oggi è più alta”, scrive.
Il Columnist sottolinea come l’eurozona non ha alcun meccanismo di autodifesa contro una depressione prolungata e, a differenza di due anni fa, i responsabili politici non hanno nessuna intenzione di creare un meccanismo del genere. “Come spesso accade nella vita, la vera minaccia può non arrivare da dove la si aspetta – dai mercati obbligazionari. I principali protagonisti oggi non sono gli investitori internazionali, ma gli elettorati insurrezionali che con grande probabilità voteranno per una nuova generazione di leader e sono maggiormente disposti a sostenere dei movimenti indipendentisti regionali.In Francia Marine Le Pen, la leader del Fronte Nazionale, potrebbe vincere un ballottaggio con il presidente François Hollande. Beppe Grillo, il leader del Movimento Cinque Stelle in Italia, è l’unica alternativa credibile a Matteo Renzi, il presidente del Consiglio in carica. Sia la Le Pen che Grillo vogliono che i loro paesi escano dall’eurozona. In Grecia, Alexis Tsipras e il suo partito Syriza sono in testa ai sondaggi. Così anche Podemos in Spagna, con il suo formidabile giovane leader Pablo Iglesias”.
A differenza di due anni fa, conclude Munchau, si hanno ogge le idee più chiare sul fallimento della politica economica europea con l'austerità che rimarrà e, per quel che riguarda la politica monetaria, nella migliore delle ipotesi ci sarà un piccolo QE con acquisto di titoli di stato.
Queste delusioni in serie non ci dicono con certezza che l’eurozona andrà in pezzi, ma sono il preludio ad una “stagnazione secolare”, il vero metro del fallimento raggiunto.
Per la traduzione completa dell'articolo di Munchau si rimanda a Voci dall'estero
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