La svolta nucleare di Giorgia Meloni: "Una promessa elettorale che ignora la realtà"

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La svolta nucleare di Giorgia Meloni: "Una promessa elettorale che ignora la realtà"

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Torniamo a parlare del comizio di Giorgia Meloni all'assise di Confindustria: mai amore fu tanto spassionato tra la Presidenza del Consiglio e l'associazione di punta dei datori di lavoro. I rapporti sono buoni dopo anni di generosi incentivi a vantaggio delle imprese e di detassazioni che hanno fatto felice non solo Confindustria, ma anche buona parte del sindacato. Un comune nemico agita i sonni dei padroni e dell'Esecutivo di destra: questo nemico è rappresentato dall'Unione Europea e dalla sua burocrazia.

Noi crediamo che le ragioni siano invece ben altre. In fondo, i padroni hanno sempre assunto posizioni non isolazioniste, utilizzando l'UE ogni qual volta dovevano arrivare fondi e aiuti economici. Ma la paura genera mostri e un'economia traballante come la nostra necessita di nemici che, all'occorrenza, potrebbero essere i concorrenti cinesi. Gli obiettivi sono sempre gli stessi: ad esempio, la sospensione delle normative a tutela dell'ambiente, che rappresentano un costo a carico delle imprese.

E non mancano i riferimenti all'energia, al debito comune per finanziare una politica industriale europea, oltre a ricordare il gradimento per quel sistema di detrazioni, deduzioni e sgravi fiscali che sono già stati accordati con grande generosità, pur con risultati deludenti. I ritardi dell'economia europea sono debitamente sminuiti, e ancor più lo sono i limiti macroscopici del sistema industriale italiano.

Meloni, in sostanza, propone un cantiere comune per arrivare a una riforma radicale della burocrazia in Italia. Nella "burocrazia" potrebbero ritrovarsi le norme in materia di sicurezza e gli adempimenti antimafia; le nostre sono mere supposizioni, ma fin troppe volte ci siamo imbattuti in critiche ingenerose verso un sistema di regole indispensabile. A non funzionare in Italia sono tanti servizi della PA, a causa della carenza di investimenti e di personale, eppure permangono tutti i tetti in materia di assunzioni: su questo punto dovrebbe levarsi la critica alla UE.

Il linguaggio della Meloni è un classico del corteggiamento, nel dipingere il padronato come vittima di incompetenti burocrazie che ne hanno limitato l'azione imprenditoriale. Quando si parla di Zona Economica Speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno, non vorremmo che la soluzione futura fossero invece le gabbie salariali e la contrazione dei salari, acuendo le disuguaglianze già esistenti.

Le imprese non sono disposte ad adeguare i salari al costo della vita; chiedono invece di includere negli incentivi gli investimenti su software e cloud, trovando il plauso del Governo. Insomma, sgravi e bonus restano la soluzione di ogni problema.

Chiudiamo sull'energia. Nota è la tentazione nuclearista della Meloni e di parte del padronato italiano. Ipotizzare un nuovo ruolo dell'Italia nella veste di "hub europeo di produzione e di distribuzione di energia a livello continentale" ad oggi sembra una autentica promessa elettorale, non esistendo alcuna infrastruttura per raggiungere questi obiettivi; ci si muove per acquistare gas, derivati ed elettricità a prezzi calmierati, con l'immancabile aiuto statale e pensando che la soluzione sia quella del disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica da quello del gas. L'Italia potrebbe essere produttrice di energie pulite, vista la sua conformazione geografica, ma non sembra che questo interessi molto.

E infatti la Meloni ricorda nel suo intervento:

"Non ho dubbi sul fatto che la ripresa della produzione nucleare in Italia sia un obiettivo alla nostra portata e non ho dubbi sul fatto che può rappresentare una svolta per la nostra competitività. E dunque sono molto determinata su questo."

A distanza di tanti anni dal referendum, la destra punta direttamente all'energia nucleare, avendo un giudizio sulle rinnovabili in linea con i dettami trumpiani. Ma l'Italia, al contrario degli USA, non ha riserve di gas e petrolio: una differenza ragguardevole di cui il Premier italico dovrebbe tenere conto.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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