Meloni da Confindustria: le "parole magiche" per conquistare i padroni (e l'omissione sul PNRR)
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Confindustria è preoccupata per consumi e servizi ma esprime un giudizio assolutamente positivo sugli investimenti del PNNR, sa che la fiducia è in calo, i consumi a rischio se la guerra non si fermerà avendo un impatto assolutamente negativo su aziende e famiglie. E se fino ad oggi l'industria ha tenuto gli uffici studi padronali intravedono all'orizzonte un deciso peggioramento specie quando gli effetti trainanti del PNRR verranno meno. A preoccupare sono i dati relativi all'industria e ai servizi, non troviamo tuttavia traccia di una autocritica del sistema imprenditoriale le cui responsabilità non andrebbero per altro taciute.
Se Confindustria ha i suoi scheletri da nascondere nell'armadio il Governo attacca preventivamente per non rispondere a una domanda dirimente: quali sono i risultati del monitoraggio in corso d'opera della Commissione Ue sugli obiettivi e sui traguardi del PNRR? Un eventuale giudizio negativo quanto peserebbe sulla credibilità del Governo Italiano, potrebbe ritardare il piano di rientro nei parametri del rapporto tra Pil e debito oggetto della procedura di infrazione?
Veniamo all'intervento della Meloni in casa di Confindustria per comprendere le posizioni assunte dal Governo tralasciando tutte le dichiarazioni di circostanza e di pura formalità.
Meloni spende le parole giuste all'assise padronale per conquistarsi la platea e non a caso usa le parole giuste per guadagnare subito consenso puntando i dito contro la burocrazia UE.
La immagine venduta è quella del Governo dialogante senza pregiudizio alcuno:
Noi viviamo oggi in quella che diversi analisti definiscono l’epoca delle “policrisi”. Cioè uno scenario nel quale crisi che sono di natura diversa, innescate da fattori lontani tra loro, si sommano, si sovrappongono, finiscono per alimentarsi l’una con l’altra, creando una spirale che chiaramente impatta con forza estrema sull’intero ecosistema politico, economico e sociale globale. E nella “policrisi”, instabilità e incertezza non sono una eccezione, diventano la regola, e finiscono per portare a nudo la precarietà dell'ordine mondiale, ma anche per raccontarci e mettere di fronte le troppe vulnerabilità che noi, per anni, ingenuamente e colpevolmente, abbiamo finto di non vedere.
I motivi comuni di preoccupazione in fondo sono sempre gli stessi ossia fermare la inesorabile crisi del Vecchio Continente verso un progressivo declino economico e geopolitico.
Le difficoltà della Ue sono descritte come il risultato di una idea miope che relega la Ue al ruolo di piattaforma commerciale in subordine ad Asia e Usa, detto da un politico che ha sempre evidenziato una paurosa subalternità a Trump fa un certo effetto.
Meloni da sempre all'ombra di Usa e Israele bacchetta l'Europa per le fin troppo fragili catene del valore, guadagna consensi tra i padroni quando parla di lunga subalternità del nostro paese a poteri burocratici che non ci fanno crescere omettendo di ricordare che quei poteri hanno concesso i fondi PNRR senza in quali saremmo in piena recessione. Non è credibile un politico che si arrampica sugli specchi cambiando repentinamente posizione a seconda dell'interlocutore di turno e parlando astrattamente di protagonismo quando da anni la economia del paese è stagnante. Ma ripetere le frasi magiche del padronato porta benefici come soffermarsi sulla competitività delle imprese facendo credere che la loro crisi è solo causata da meccanismi burocratici infernali e il peso soffocante di oneri amministrativi e regolamenti.
Fin troppo facile leggere la realtà con questo metro parlando di semplificazione e sburocratizzazione come elementi risolutivi e di svolta, la nostra produzione non viene affossata dalla burocrazia ma dal fatto che siamo indietro rispetto ai competitor nei processi innovativi tecnologici, non abbiamo settori di punta, stentiamo a trovare a basso costo i metalli rari, abbiamo un welfare inadeguato e una manifattura traino della Germania.
Manca un indirizzo politico e sociale alla nostra economia e gli atti di indirizzo della ue sono spesso confusi e prodotto di quell'equilibrismo tra Francia e Germania che schiaccia gli altri paesi, tuttavia prendersela con la burocrazia diventa l'escamotage per sottrarsi alle domande dirimenti. Tutta colpa allora della politica e della burocrazia, Governo e padronato non hanno colpe, le responsabilità sono solo di Bruxelles. Una visione alquanto angusta che mostrerà presto le prime crepe oltre a delegittimare sul nascere l'operato di un Governo che sa solo presentarsi come vittima di congiure e trame per non assumersi le proprie responsabilità.
Queste le parole di Giorgia Meloni:
Vi assicuro che l’Italia intende tenere il punto su questo tema. Perché anche da qui si testa il cambio di passo, politico e strategico, dell’Europa. Solo se noi semplifichiamo e rendiamo più veloci i processi amministrativi, possiamo rilanciare gli investimenti e aumentare le occasioni di crescita. Soprattutto, solo se diciamo a chiare lettere che la regola è la libertà: tutto quello che non è espressamente vietato per un interesse superiore già tutelato deve essere consentito, senza condizioni, senza condizionamenti, senza lacci, senza lacciuoli, senza gabbie che hanno come unica conseguenza quella di soffocare l’iniziativa economica.
È, del resto, il metodo che cerchiamo di seguire anche sul piano nazionale, soprattutto grazie ai preziosi suggerimenti che arrivano dalla Confindustria e dalle altre categorie produttive, come nel caso delle semplificazioni previste nell’ultimo Decreto PNRR, del corposo pacchetto a costo zero e delle proposte che riguardano i Contratti di Sviluppo, sulle quali state lavorando con il Ministro Urso, che saluto e ringrazio.


