Le Nazioni Unite ed il caso siriano
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite giovedì sarà il palco per le accuse dirette al Presidente siriano Bashar Al-Assad durante la votazione di una nuova risoluzione di condanna alle violenze in atto dal regime siriano. Secondo l'Alto Commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay la repressione in Siria ha prodotto più di 5.400 vite umane, ed è da 2 mesi fuori controllo, in quanto il numero delle vittime non è più verificabile. Il testo, preparato da Qatar e Arabia Saudita, prevede il sostegno alle iniziative intraprese dallo scorso mese dalla Lega Araba per una transizione politica pacifica nel paese sul modello di quanto ottenuto in Yemen con il regime di Saleh, ma non predispone un intervento diretto di una missione Onu.
Dopo il veto del 4 febbraio alla risoluzione proposta al Consiglio di Sicurezza, il documento che l'Assemblea voterà giovedì non fornisce gli strumenti per una risposta adeguata della comunità internazionale. Il ministro degli esteri francesi Alain Juppè è impegnato in un'azione diplomatica con la Russia nella speranza di crescere le pressioni su Mosca per sospendere il sostegno ad Assad e ha reiterato la sua richiesta affinché il Consiglio di sicurezza si attivi per la costituzione di corridoi umanitari per garantire l'ingresso di viveri e medicinali. Tuttavia, il viceministro degli esteri cinese Cui Tiankai ha ribadito che il suo paese si opporrà ad ogni azione coercitiva, che potrebbe solo aumentare il bagno di sangue in atto.

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