Libia: Ucciso a Il Cairo un uomo sospettato dell’attacco a Bengasi
Ancora dubbi sulla responsabilità americana all’attacco
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Karim Ahmed Essam el-Azizi, sospettato di essere coinvolto nell’attacco al Consolato degli Stati Uniti a Bengasi il mese scorso, è stato ucciso nel quartiere di Nasr City, a Il Cairo, dopo uno scontro a fuoco con i Servizi di sicurezza egiziani. Dalle prime ricostruzioni, l'uomo, un cittadino libico e sospetto affiliato di al-Qaeda, è stato ucciso dalla bomba che avrebbe tentato di lanciare contro le Forze di polizia.
Sull’argomento dell’attacco a Bengasi, il Segretario della Difesa, Leon Panetta, ha riferito che l'Esercito americano non è intervenuto durante l'attacco perché non era in possesso di adeguate informazioni di intelligence e non avrebbe mai messo a rischio le Forze americane. Panetta ha precisato che le Forze americane erano in allerta per l'anniversario del 9/11 e pronte a rispondere, ma che l'attacco è avvenuto nell'arco di poche ore e il Comando militare USA non ha avuto il tempo di conoscere ciò che stava realmente accadendo.
Negli Stati Uniti, l’attacco di Bengasi, nel quale sono morti l’Ambasciatore Chris Stevens e altri tre funzionari americani, ha innescato un profondo dibattito nazionale sul tema della sicurezza e l’Amministrazione Obama è stata fortemente criticata per la gestione dell’intera vicenda. In particolare, i Repubblicani hanno criticato il fallimento del governo Obama nel riconoscere in maniera più rapida ciò che l'intelligence aveva ben presto classificato come attacco terroristico pianificato, piuttosto che un’eruzione spontanea di violenza in seguito alla diffusione del film “L’Innocenza dei Musulmani”. In una lettera a Barack Obama, il presidente della Camera dei rappresentati, John Boehner, ha messo in dubbio che la Casa Bianca avesse considerato l'opzione militare durante o immediatamente dopo l'attacco e ha messo in discussione che il Presidente fosse a conoscenza delle reale situazione della sicurezza in Libia.

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