Lido di Dante: la lottizzazione che affonderà tutti (tranne i responsabili)
Da Venezia alle Cinque Terre, dalle Dolomiti alla Costiera Amalfitana, l’Italia continua a cementificare e “valorizzare” ogni angolo di territorio nel nome del turismo, spesso a scapito degli equilibri ambientali e delle comunità che quei luoghi li abitano tutto l’anno. Lido di Dante, minuscolo lido ravennate, rischia di diventare l’ennesimo caso: qui la promessa di nuovi turisti e nuovi introiti giustifica una lottizzazione che raddoppierà il paese proprio nella zona a più alto tasso di subsidenza del litorale. È la stessa logica che si ripete ovunque — crescere, costruire, accogliere — senza che nessuno si fermi a chiedere: e se un giorno finisse tutto sott’acqua, di chi sarà la colpa? Le risposte, a quanto pare, sono già pronte.
Emergenza e subsidenza
di Marco Trionfale
(Dedicato ai coraggiosi del comitato Bosco Ospizio di Reggio Emilia)
Lido di Dante è il più piccolo dei lidi ravennati, conta circa 400 abitanti e qualche migliaio di villeggianti l’estate. Eppure in questa piccola manciata di case, il 19 agosto, è andata in scena una lotta omerica:
Volontà vs Fato
o, più mondanamente,
ambiente vs economia.
o, se si è apocalittici:
sopravvivenza vs affarismo.
Premessa
L’amministrazione comunale di Ravenna ha dato il via a una lottizzazione che punta a raddoppiare le dimensioni del lido. 70 nuovi edifici che potranno ospitare fino a 600 persone. Gli edifici verranno rialzati di 1,70 metri sul piano di campagna, grazie a 344.000 metri cubi di terreno di riporto. Perché costruirli rialzati? Perché Lido di Dante ha uno dei tassi di subsidenza più alti di tutto il litorale.
Non è meraviglioso? Sappiamo che stiamo sprofondando, ma cose ce ne importa, costruiamo più alto! E siccome l’incoscienza ha sempre molteplici conseguenze, è da notare che questa lottizzazione avrà anche l’effetto di accelerare il processo di subsidenza: solo il terreno di riporto graverà per più di 500.000 tonnellate e su questo simpatico piedistallo andranno a pesare 70 edifici. Ora uno si aspetterebbe che i proprietari delle case attualmente esistenti si opponessero con tutte le loro forze a un progetto che farà sprofondare ancora più velocemente le loro proprietà e che impermeabilizzando e rialzando una porzione di territorio scaricherà su queste le conseguenze di mareggiate ed esondazioni.
E invece.
Durante l’incontro tenutosi il 19 agosto con Sindaco e Assessori dell’amministrazione comunale di Ravenna, la gran parte degli interventi del pubblico si è incentrato sulle buche nelle strade, i marciapiedi rovinati, la spiaggia per i cani e la chiusura di alcuni tratti di litorale causa presenza di uno stupido uccelletto, ormai rarissimo, che si ostina a nidificare proprio lì.
Gli interventi contro la lottizzazione sono stati pochi, isolati, e come tali facilmente ignorati dai rappresentati delle istituzioni. Quindi il progetto andrà avanti, si realizzerà e poi, quando tra qualche anno il lido andrà sott’acqua, di chi sarà la colpa?
“Non mia”, dirà il Sindaco, nel frattempo divenuto Presidente di regione. “Quando mi sono insediato, il progetto era già in fase avanzatissima, fermarlo sarebbe costato una follia e non avrei avuto più soldi per le politiche sociali. Ho fatto del mio meglio, no davvero non potete dare la colpa a me”.
“Non nostra”, diranno i commercianti favorevoli al progetto: “Ci avevano assicurato che tutto era a norma. A noi faceva comodo avere un po’ di clienti in più, le tasse ci stavano rovinando, e comunque anche le nostre attività sono finite sott’acqua. Siamo vittime, non colpevoli”.
“Non nostra”, diranno progettisti ed architetti. “La porzione di Lido di Dante che abbiamo costruito è perfettamente asciutta e, appena si ritireranno le acque, sarà di nuovo raggiungibile. Il nostro compito l’abbiamo svolto alla perfezione”.
“Non mia”, dirà il costruttore: “ho fatto il mio lavoro, e l’ho fatto bene. Le case sono belle, rispettose dell’ambiente, ad alta efficienza energetica. Anzi, se permettete, consiglio a chi ha perduto la casa di acquistare una delle nostre sopraelevate. Sono ancora disponibili a prezzi di favore”.
“Non mia”, dirà il geologo: “Mi è stato chiesto di fare lo studio per le fondazioni della lottizzazione. Non è colpa mia se viviamo in un mondo dal clima impazzito: l’emergenza ha incrementato la subsidenza oltre ogni aspettativa”.
“Non nostra”, diranno i proprietari delle case alluvionate: “Ci siamo fidati delle rassicurazioni di tecnici e politici. Parevano persone così per bene e preparate. Cosa dovevamo fare?”.
“Non nostra”, diranno i dirigenti Eni che avevano ottenuto il permesso di continuare a estrarre gas dalle sacche situate sotto il lido: “Eravamo in piena emergenza energetica e la correlazione tra estrazione e subsidenza non è mai stata dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio. Ci dispiace per quel che è successo, ma non è proprio colpa nostra”
“Non nostra”, diranno i rappresentanti del vecchio governo Meloni. “Eravamo costretti a rinnovare la concessione all’Eni per colpa di Putin e della sua folle guerra. Abbiamo fatto il possibile per dare energia all’Italia. Siamo patrioti, altro che colpevoli!”
“Non certo nostra”, diranno gli esponenti dell’ex grande partito sostenitore delle giunte ravennati: “L’ambientalismo è sempre stato ai primi posti dei nostri programmi politici, un ambientalismo non sbandierato, ma coniugato al necessario pragmatismo e portato avanti con coerenza e serietà”.
“Be’ sicuramente non nostra”, diranno le associazioni ambientaliste, le opposizioni e i singoli che coraggiosamente si sono opposti al progetto: “Abbiamo fatto ciò che era nelle nostre possibilità, petizioni, articoli ai giornali. Sarebbe davvero bella che si addossasse la colpa proprio a noi!”.
E così la domanda resterà, ancora una volta, senza risposta:
Chi ha alluvionato Lido di Dante? Perché e per quale ragione?
Marco Trionfale è lo pseudonimo-anagramma di Mirta Contessi, Leonardo Fedriga e Franco Costantini. Una professoressa, un geologo e un dantista già autore di “Totteide” hanno scritto per LAD Edizioni due romanzi: Albeggerà al tramonto e Il tempo del secondo solo, in cui narrano, con un’ironia tagliente come una dentiera ben affilata, l’epopea rivoluzionaria di un improbabile gruppo di “vecchietti”.
Per approfondire il tema della turistificazione quale causa della dissoluzione dei legami e della cultura delle comunità locali, oltreché della devastazione territoriale è consigliata la lettura di:




