L'Iran minaccia l'addio al TNP: "Sfida alle pressioni di USA e Israele"
Il vicepresidente del parlamento iraniano, Ali Nikzad, ha dichiarato che Teheran sta valutando la possibilità di ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Fars.
"Il piano in tre punti per l'uscita dal TNP è attualmente in fase di revisione e verrà esaminato non appena annunciato. Il Parlamento ne analizzerà con attenzione tutte le implicazioni internazionali", ha spiegato l'alto funzionario. Nikzad ha motivato la misura con la totale mancanza di fiducia di Teheran nei confronti dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) e del suo direttore, Rafael Grossi, accusati di redigere e presentare dossier costantemente sfavorevoli all'Iran.
Nelle stesse ore, la questione è stata sollevata anche dal Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Mohsen Rezaei. "Le recenti azioni di Stati Uniti e Israele ci forniscono le basi legali e politiche per ritirarci dal Trattato", ha affermato Rezaei durante un'intervista ad Al Jazeera, precisando tuttavia che una decisione definitiva non è stata ancora formalizzata.
La posizione di Teheran sul programma atomico
L'Iran continua a ribadire che la propria ricerca atomica ha finalità esclusivamente pacifiche. La settimana scorsa, intervenendo all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che il Paese sviluppa tecnologie nucleari "per sostenere il proprio progresso scientifico e non per minacciare le altre nazioni con le armi".
"L'Iran ha la necessità di essere una potenza per sventare qualsiasi minaccia e proteggere il proprio futuro. Non intendiamo usare la nostra forza per esercitare forme di egemonia, né cerchiamo la nostra sicurezza a discapito di quella altrui. I nostri sistemi di difesa sono stati concepiti affinché nessuno pensi di poter bombardare le città iraniane restando impunito", ha sottolineato Pezeshkian, concludendo con una linea d'attacco netta: "Lo diciamo con la massima chiarezza: per difendere la nostra nazione non chiederemo il permesso né l'autorizzazione a nessuno".


