Lockdown. Il "modello Italia" fatto a pezzi dal principale epidemiologo al mondo

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Lockdown. Il "modello Italia" fatto a pezzi dal principale epidemiologo al mondo

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Serrate delle attività ritenute non essenziali, confinamento in casa dal sapore medievale, lockdown per utilizzare il termine più in voga, azzeramento di pressoché ogni spazio di socialità. Questi finora sono stati gli strumenti adottati dai governi occidentali nel vano tentativo di mitigare una pandemia che, con o senza blocchi, ha continuato a seguire il suo corso. Quindi a questo punto la domanda è: i lockdown con il corollario di depressione economica e pscologica che hanno portato con essi, sono stati davvero utili nel contrasto alla Covid-19? Insomma, ne è valsa la pena?

 

A mettere in dubbio l’efficacia della strategia basata sui lockdown è il celebre epidemiologo statunitense John Ioannidis, professore presso l’università di Stanford. Laureatosi in medicina con il massimo dei voti all’università di Atene, lo scienziato greco-statunitense poi specializzatosi ad Harvard, non è certo ascrivibile nel novero dei complottisti o negazionisti. Quindi il suo studio acquista ancora maggior valore.

 

Lo studio «Reconciling estimates of global spread and infection fatality rates of COVID?19: an overview of systematic evaluations» pubblicato dall’European Journal of Clinical Investigation           

(https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/eci.13554, 26 marzo 2021)

dell’epidemiologo John Ioannidis, ha messo insieme diverse indagini di sieroprevalenza, il test sierologico (con un prelievo di sangue) con il quale si individuano le persone che sono entrate in contatto con il virus e hanno sviluppato anticorpi, anche in assenza di sintomi. Sulla base della circolazione del virus si stima linfection fatality rate (Ifr) ovvero il tasso di letalità: il numero di morti sul totale dei “contagiati” (al numeratore il numero di decessi, al denominatore il numero di casi di persone con il Sars-Cov-2).

 

Tutte le valutazioni sistematiche dei dati di sieroprevalenza prese in esame da convergono sul fatto che il virus Sars-CoV-2 è ampiamente diffuso a livello globale. Riconoscendo le incertezze residue, le prove disponibili suggeriscono un Ifr medio globale di 0,15% circa, e di 1,5-2,0 miliardi di infezioni totali fino a febbraio 2021, con differenze sostanziali nell'Ifr e nella diffusione dell'infezione nei vari continenti, paesi e località. Due miliardi di persone (su una popolazione mondiale di 7,8 miliardi) hanno dunque incontrato il virus e al 99,85% ne sono uscite. Se l’Ifr globale stimato dallo studio è di 01,5%, per l’Europa questo sale a 0,20%, escludendo i decessi nelle residenze per anziani.

 

Con riferimento all’Italia, prende in esame lo studio Istat, Primi risultati dell’indagine di sieroprevalenza, https://www.istat.it/it/archivio/246156

(25 maggio-15 luglio) con risultati su 64.660 persone su 150.000 prese in esame,

mostra livelli di sieroprevalenza al 2,5% pari a quasi un milione e mezzo di persone (7,5% in Lombardia). Considerando il numero di decessi all’epoca, l’Ifr è molto più alto di quello europeo: prova di una sottostima dei casi di infezione. (A questa si è posto rimedio dalla seconda ondata in poi, con l’uso più che massiccio dei tamponi).

 

Ioannidis fa anche notare che uno studio dell’Iccrt (Imperial College Covid Response Team) pubblicato su Nature secondo il quale su undici paesi europei grazie al primo lockdown erano stati evitati 3,1 milioni di morti grazie al primo lockdown, era stato un fattore determinante per la reintroduzione di strategie di lockdown nell’autunno 2020.Constatazioni che secondo Ioannidis sono viziate e mancano poi del confronto con altri paesi paesi europei che arriverebbe conclusioni diverse. Ma l’Imperial College «deve mantenere a tutti i costi la sua narrazione originale».

 

Quali conclusioni provvisorie potremmo trarne? Intanto, che malgrado le misure di lockdown stretto messe in essere da diversi paesi, il virus è per sua natura capace di circolare più di ogni altro (e del resto nello scorso mese di settembre la stessa Oms stimò che fossero già “contagiate”) 700 milioni di persone. Si può parlare di virus endemico, non eliminabile se non con una impossibile vaccinazione mondiale rapidissima con vaccini capaci di stroncare anche le varianti? Se a questo si aggiunge che il tasso di letalità si sarebbe potuto abbassare evitando errori…

 

L’importante studio del professore greco-statunitense ha infine il pregio di smascherare la posizione ideologica dei cosiddetti ‘chiusuristi’, ossia chi teorizza che la strategia dei lockdown sia l’unica da adottare per mitigare la diffusione del virus. Quindi, alla luce anche di questi risultati inconfutabili, perché anche nel nostro paese si parla solo di chiusure, chiusure e ancora chiusure?

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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