Marco Teruggi: Le opportunità urgenti del chavismo

È passato il passato? Una domanda a cui rispondere sarebbe: dove sono i gruppi di assalto, che si perfezionarono durante tre mesi, le strutture paramilitari che assediarono città per giorni, le bande che agirono come mercenarie? È difficile pensare che siano tornati alle loro case

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Marco Teruggi: Le opportunità urgenti del chavismo



di Marco Teruggi
 

E’ come se da un giorno all'altro le trincee dell'est di Caracas si fossero cancellate. Come la nebbia, qualcosa che occupava fino alla saturazione e ora non esiste. Tanto chiara come una sconfitta, tanto veloce quanto il declino che iniziò il 25 luglio e divenne indiscutibile dopo il 30. Si disfece lo scenario di guerra da strada che occupava le immagini, i titoli, le dichiarazioni, le reti. Il passato immediato sembra lontano, i corpi in fiamme, gli attacchi notturni vicino al Palazzo Miraflores, il deja vu dell'autostrada Francisco Fajardo con gas, scudi e show, tutto sembra ricordo con odore di cenere.

 

È passato il passato? Una domanda a cui rispondere sarebbe: dove sono i gruppi di assalto, che si perfezionarono durante tre mesi, le strutture paramilitari che assediarono città per giorni, le bande che agirono come mercenarie? È difficile pensare che siano tornati alle loro case.

 

La normalità allora. L'ordine all'interno del disordine di un'epoca storica segnata da un processo di colpi allo stomaco per toglierci l'aria e montanti per metterci al tappeto. La possibilità di pensare in maniera meno sordida di quella imposta da un momento insurrezionale. Una volta che la nebbia scompare, il nemico in un riaccomodo con segni di crisi e mano visibile USA, si volge lo sguardo verso se stesso, cioè noi, la rivoluzione. Di ciò si tratta, giusto? Una zona di analisi complessa, segnata dalla necessità di ripensarla, teorizzarla, rivedere e aprire possibili domande:

 

Qual è la strategia chavista? Verso dove vogliamo andare?

 

*

 

Siamo usciti dall'angolo con l'Assemblea Nazionale Costituente (ANC). Il presidente aveva ragione. La battaglia politica, la dimensione di ciò che conteneva lo scontro, le sue possibili risoluzioni, diede l'epica del 30 luglio. Come se gli altri problemi fossero stati relegati davanti alla possibilità che il paese entrasse in una possibile guerra civile, una logica di governo parallelo e l'impossibilità di trovare un punto di risoluzione democratica al conflitto. Lì c'è una delle ragioni della partecipazione di massa al voto.

 

Ora l'ANC è in sessione, le elezioni per i governatori si avvicinano - il tempo tornerà ad accelerarsi - l'epica si dissipa nel quotidiano e due dimensioni emergono nel suo dibattito e/o crisi: quella politica e quella economica.

 

 

 

Quella politica

 

Ci sono contraddizioni e non potrebbe essere altrimenti. La domanda potrebbe essere come si elaborano. Una delle sue manifestazioni è che il processo rivoluzionario, dai luoghi di direzione, crea istanze e soggetti con i quali ha difficoltà a relazionarsi. Un caso paradigmatico è quello del movimento comunitario, un soggetto - sottolineato come strategico da Hugo Chávez – di fronte a cui la direzione e le istituzioni mantennero e mantengono, in maniera maggioritaria, una relazione incentrata nel tentativo di disconoscere e/o controllo. La dinamica potrebbe essere sintetizzata come segue: coloro che aprono porte poi tendono a chiuderle, e coloro che furono convocati cercano di aprirle.

 

Lo stesso sembra manifestarsi nel caso dell'ANC, con le particolarità dello spazio e l'emergere dell'organismo installato. La Costituente contiene una ricchezza sia nella sua rappresentatività della società venezuelana che nel suo carattere popolare. Si tratta di membri di comunità, contadini/e, lavoratori/trici, studenti, indigeni, persone con disabilità, pensionati/e, imprenditori/trici e rappresentanze territoriali. Cosa ha da dire al paese tale mondo lì riunito? La politica che si aprì con la convocazione non partitica sembra tornare a chiudersi nello stesso linguaggio, negli stessi corpi, negli stessi nomi.

 

Non è un segreto che c'è bisogno di rinnovamento all'interno del processo - questo, come le contraddizioni, è inevitabile-. Parte di tale possibile rinnovamento risiede nell'ANC e nelle dinamiche che molti lì sostengono: andare nei territori, incontrare le comunità, aprire il gioco, le critiche, le proposte, la costruzione delle soluzioni. Questo impedirebbe evitare che l'ANC si trasformi in un nuovo potere pubblico che sessioni tra quattro pareti. Perché ciò di cui si tratta è creare un movimento storico di partecipazione protagonista in cui il popolo sia parte dei dibattiti, delle creazioni costituzionali, delle formule possibili di risoluzione dei problemi, degli orizzonti di società verso i quali si vuole andare. Deve essere, come fu proposto, un processo costituente, un potere originario.

 

Tra le parole e le realtà esistono distanze. Anche la possibilità di ridurle.

 

Quella economica

 

La possibilità di una ANC che non parli la lingua della gente comune si acutizza per la situazione economica. Se nell'ambito politico abbiamo ripreso l'iniziativa - il dibattito sull'ANC è di progresso nell'esercizio democratico, in particolare in questo quadro latinoamericano - ed è ancora il conflitto, nella sua dimensione politica, ciò che dà superiorità al chavismo, in quello economico la situazione di messa alle corde non è cambiata. Fu evidente come, dopo il 30 luglio, l'attacco alla moneta si scatenò con furia e come la maggioranza della popolazione visse e vive l'impunità della speculazione, gli aumenti dei prezzi, la perdita del potere d'acquisto, il deterioramento delle condizioni di vita.

 

La spiegazione politica delle ragioni della situazione economica può creare un meccanismo di resistenza prolungata nella popolazione. Fino a quando?  Fino a quando  dire che c'è una guerra economica, farà che la si sopporti? Sino a che punto la rivoluzione non si disarma, in silenzio, in quanto il  retrocesso materiale non si frena?

 

Misure allora. È l'evidente richiesta popolare. Nell'immediato per fermare l'aumento dei prezzi di tutti i prodotti e servizi - ad eccezione di quelli nelle mani dello stato, come il metro, per esempio - la fuga della moneta, la difficoltà ad ottenere medicinali. E' necessaria autorità nei fatti, punizione per speculazione e corruzione. Quest'ultima è la chiave: la corruzione, privata e pubblica, acutizza la situazione di difficoltà, pone una dimensione del problema all'interno delle file del chavismo. Si vide con la mafia della Procura Generale. Tutto comincia e finisce qui?

 

C'è anche un livello strategico nell'ambito economico. Lì si gioca una parte centrale del modello di società in costruzione. Sembra che ci sia un consenso sul fatto che si devono contemplare tre forme di proprietà: privata, statale, sociale/comunitaria. I segnali attuali indicano una concentrazione di sforzi da parte della direzione per puntare sulla prima, lavorare per l'emergere di una imprenditoria nazionale - in che misura può svilupparsi una borghesia nazionale nelle attuali economie latinoamericane? - e mantenere accordi con le grandi aziende importatrici, segnalate a loro volta, nella loro maggioranza, quali responsabili della scarsità e degli aumenti dei prezzi.

 

Non è chiaro, di contro, quale sia l'impegno per lo sviluppo dell'economia nelle mani dello Stato - sarebbe necessario definire in quali aree e realizzare bilanci su quanto tentato in questi anni - e dell'economia sociale/comunitaria. Si tratta di una decisione dovuta al quadro di crisi, vale a dire che più avanti ci sarà una volontà nazionale/comunitaria, o è che la strategia è il settore privato con una subordinazione delle altre due proprietà?

 

Questo quadro - incompleto - è immerso in una difficoltà per  i prezzi del petrolio e di fronte ad un attacco economico dichiarato e diretto da parte USA. L'obiettivo è  isolare, asfissiare, creare un blocco per esacerbare le difficoltà materiali, la stanchezza nella popolazione ed il suo distanziamento dal governo. In questo contesto discutiamo. Con una pistola che puntata di fronte.

 

*

 

La nebbia dissipata consente aprire dibattiti, ripensare le pratiche, strategie, orizzonti. Sin quando durerà? Quando torneranno, la destra e gli USA, a scatenare una nuova insurrezione? Forse tale ragionamento è sbagliato: l'insurrezione è oggi e non è di strada ma economica. La logica indica che rispondere a questa escalation con le stesse formule sperimentate negli ultimi anni darà risultati simili. È urgente cambiare le formule, a meno che i risultati sembrano buoni, o non così cattivi in ??vista dello scenario che si affronta. Buoni nei grandi numeri, nella vita delle persone ordinarie?

 

Le aspettative popolari sono poste nell'ANC. Dove altro depositarle, se no? Per questo è stata votata, per risposte concrete, immediate e strategiche. La destra, nel suo anno e mezzo a capo dell'Assemblea Nazionale non le ha costruite, ha solo concentrato  la sua tattica nella acutizzazione dello scontro politico, nella scalata golpista. Non seppero gestire la loro vittoria, non appaiono come alternativa per risolvere le necessità. E' parte della sua crisi. Come amministrerà il chavismo la sua vittoria del 30 luglio? Finora l'approccio è stato nella giustizia, nel conflitto politico, nell'installazione dell'architettura istituzionale per l'ANC.

 

È arrivato il momento dell'economia, di rivedere gli equilibri.

 

E questa è una decisione politica.

(Traduzione di Francesco Monterisi*)

*Pubblichiamo su gentile concessione dell'autore

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