"Siamo disposti a dare la vita per la Rivoluzione": Díaz-Canel, l'emozione per i caduti e la fermezza di Cuba (VIDEO)

Tra blackout, blocco petrolifero e pressioni crescenti da Washington, la voce di L'Avana si alza ferma. Díaz-Canel: "Ogni cubano sa quale posizione occupare nella difesa"

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"Siamo disposti a dare la vita per la Rivoluzione": Díaz-Canel, l'emozione per i caduti e la fermezza di Cuba (VIDEO)

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Mentre l’assedio economico si stringe attorno all’isola, con il blocco petrolifero voluto da Donald Trump che soffoca ogni spiraglio di normalità, la voce di Cuba si alza nitida e ferma. Non è la voce della rassegnazione, ma quella di una Rivoluzione che ha già attraversato tempeste ben peggiori ed è pronta a resistere.

Nel video che state per vedere, il presidente Miguel Díaz-Canel risponde a Pablo Iglesias con una sincerità quasi disarmante. Iglesias chiede dei cubani caduti in combattimento difendendo il presidente venezuelano Nicolás Maduro, e la commozione nella risposta del presidente cubano è la prova tangibile di un legame che va oltre la politica: è fratellanza tra popoli che hanno scelto la loro strada, nonostante tutto.

Ma c’è di più. In questa intervista, Díaz-Canel lo ribadisce in modo netto: “Noi non vogliamo guerra, vogliamo dialogo”. Eppure, di fronte alla strategia di asfissia degli Stati Uniti, l’isola non si lascia intimorire. “Siamo disposti a dare la vita per la Rivoluzione”, afferma il presidente, parole che non restano astratte, ma che trovano eco nella “patriottica disposizione” di un artista come Silvio Rodríguez, che ha chiesto il suo fucile da combattimento, e a cui il Governo ha risposto come si risponde a un soldato in trincea.

 
 
 
 
 
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Questo è il punto. Mentre la stampa internazionale racconta Cuba attraverso la lente della mancanza di petrolio e dei blackout conseguenti, ciò che qui emerge è la preparazione per “lo scenario peggiore”. Díaz-Canel parla di un “piano di elevazione della preparazione per la difesa di tutto il popolo”, dove ogni cubano sa quale posizione occupare. Non è retorica: è la concretezza di un Paese che, sotto il blocco più lungo e crudele della storia, ha fatto della resistenza la sua arte.

Il viceministro degli Esteri Carlos Fernández de Cossío lo ha ribadito: le forze armate si preparano a una possibile aggressione militare. Ma la vera arma di Cuba, quella che qui vediamo, è la coerenza. In un mondo abituato a piegare la testa di fronte ai diktat imperiali, quest’uomo parla con la calma di chi ha già misurato il costo della libertà e lo ha trovato giusto.

Non aspettatevi le narrazioni costruite a tavolino. Guardate il video. Ascoltate l’emozione di Díaz-Canel quando ricorda i caduti. Quella non è propaganda: è la memoria di un popolo che non ha mai smesso di combattere, e che oggi, in mezzo agli 'apagones' e alle difficoltà, risponde con orgoglio e dignità.

Perché Cuba non si difende solo con i fucili, ma con la verità di una storia che si rifiuta di essere cancellata.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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