Mascherine all'aperto, l'ennesimo conflitto orizzontale creato ad arte
di Fabrizio Verde
Ci risiamo. I contagi da Covid-19 aumentano e l‘Italia rischia di farsi trovare ancora una volta impreparata come nel marzo scorso quando tante morti potevano essere evitate semplicemente prestando le cure dovute ai contagiati.
Per fortuna adesso ci troviamo in una fase dove la maggior parte dei soggetti contagiati non presenta sintomi, perché da marzo ad oggi per quel che riguarda la prevenzione e gli investimenti sulla sanità non si è fatto nulla e scrive ieri a tal proposito il Sole 24 Ore: «Per evitare un nuovo tsunami nelle corsie come accadde la scorsa primavera nella prima ondata del Covid che mise in ginocchio tante strutture sanitarie sono pronti a partire 1.044 cantieri in 457 ospedali e 176 aziende sanitarie. L’obiettivo è aggiungere 3.443 posti letto in terapia intensiva e 4.123 in sub-intensiva, con la metà di questi trasformabili se necessario in terapia intensiva: una dote dunque di 5.500 posti in più da destinare ai pazienti più gravi».
Incredibilmente dopo mesi dallo scoppio della pandemia siamo ancora a questo. Un sistema sanitario devastato e reso impotente di fronte allo scoppio un’emergenza. Imprevedibile solo in parte. Perché da alcuni anni si parla del possibile scoppio di una pandemia.
Ma l’Italia, per adempiere agli obblighi di bilancio imposti dal sacro verbo europeo, ha dovuto procedere ad effettuare tagli in tutti i campi. Sanità compresa. Quindi adesso il paese non può reggere all’emergenza creata dallo scoppio di una pandemia.
Al contrario, ad esempio, della Germania. Berlino ha infatti retto tutto sommato bene l’ondata montante dei contagi. Ma non si tratta di un destino cinico e baro. Oppure di una maggiore bravura dei medici teutonici rispetto ai colleghi italiani. Semplicemente in Germania erano ben preparati per affrontare l’emergenza.
Basta un dato semplice per capire la differenza: la Germania è il Paese con più posti per terapia intensiva e intermedia: 29,2 ogni 100mila abitanti. Seguono il Lussemburgo e l’Austria, rispettivamente con 25 e 21 posti. L’Italia ne conta 12,5, mentre la Francia conta 11,5 posti letto, la Spagna 9,7 e la Gran Bretagna appena 7. Secondo i dati riportati da Milano Finanza nello scorso mese di aprile.
Emerge con evidenza che nei paesi dove vige quel sistema che potremmo definire come ‘neoliberismo reale’. In questi paesi la vita umana è ridotta alla stregua di un sacrificio da immolare sull’altare del profitto. Questi non sono in grado di preservare la salute dei loro cittadini perché importanti sono solo economia e finanza. Ripagare il debito invece che investire i fondi necessari in sanità e prevenzione. Con queste voci ridotte a semplici costi da tagliare brutalmente per far quadrare i bilanci.
Sul versante opposto troviamo i paesi socialisti con la Cina in testa. In questi sistemi diametralmente opposti al ‘liberismo reale’ la vita viene prima del profitto e per questo motivo i necessari investimenti in sanità e prevenzione non sono visti come costi da tagliare, ma bensì come spese prioritarie da affrontare per difendere la popolazione e innalzarne la qualità della vita. Si tratta dunque di paesi preparati ad affrontare nuove eventuali emergenze quindi la vita può riprendere. A Pechino già si ragiona sul post-pandemia mentre la vecchia Europa e gli Stati Uniti restano ancora impantanati.
Proprio oggi Speranza ha presentato alla Camera il nuovo Dpcm che rende obbligatorio l’uso delle mascherine all’aperto in tutt’Italia, mentre non si fa nulla per gli investimenti sulla Sanità e la logica è molto semplice, alimentare l’elemento conflitto orizzontale per cui il fallimento della gestione verrà addebito all’irresponsabilità di alcuni cittadini che non hanno seguito le indicazioni del governo per frenare i contagi.
I primi ‘untori’ irresponsabili sono stati i cosiddetti runner, poi si è passati ai vacanzieri e infine ad accusare i giovani e la movida. In tutti i casi parliamo di campagne mediatiche e politiche montate ad arte per coprire le enormi falle nel sistema sanitario causate da decenni di scellerate politiche economiche portate avanti da tutti i governi senza distinzione di colori politici.

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