Ore di grande speranza in Tunisia: 10 anni non fu vera rivoluzione ma una mossa di palazzo

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Ore di grande speranza in Tunisia: 10 anni non fu vera rivoluzione ma una mossa di palazzo

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Domani sera alle 19 saremo in diretta con la Tunisia per lasciar raccontare ai Tunisini queste ore di grande speranza.
 
L'evento era stato messo in programma 2 giorni fa. Il titolo era la fotografia più onestà che abbiamo pensato andasse restituita, alla luce della situazione esistente.
 
In seguito alle manifestazioni di questi ultimi giorni, il presidente tunisino Kaïs Saïed ha sciolto il parlamento.
 
Ora siamo forse giunti alla resa dei conti.
 
È giunta l'ora di raccontare che quella di 10 anni fa non fu una vera "rivoluzione", ma una mossa di palazzo, studiata dalla NATO, per mettere la Fratellanza Musulmana al potere in Tunisia, come lo è a Tripoli e ad Ankara e come lo sarebbe dovuta essere al Cairo e a Damasco.
 
Questo non vuol dire che la gente 10 anni fa non scese in piazza per protestare con tutte le sacrosante ragioni.
 
Ma oggi, 10 anni più tardi, oltre al diritto di manifestare, ha senz'altro imparato la lezione e sa distinguere chi ha svenduto il Paese dai veri patrioti.
 
E per i lacchè europei ci sarà da piangere.
 
 
Di seguito la lettera aperta scritta nelle ultime settimane da Souheil Bayoudh e inviata al presidente tunisino Kaïs Saïed.
 
Signor Presidente della Repubblica
Noi non ci abituiamo a qualcosa finché qualcosa in noi non cambia. Immaginate allora quanto in noi è morto per abituarsi alla nostra tremenda e insensata nuova vita.
Sono un figlio del popolo che ha fatto strada da solo. Arrivato al primo anno della scuola nazionale di ingegneri a Tunisi, gli islamici (adesso e dal 2011 al potere), che negli anni 80 e 90 controllavano gran parte delle università tunisine, non ci hanno lasciato studiare. Erano una opposizione illegale e decretavano sciopero dopo sciopero contro la nostra volontà. Erano organizzatissimi e spesso usavano pesanti violenze.
Espulso dunque da quella prestigiosa e severissima università, mi sono trovato un lavoretto precario nel turismo. Sono di una famiglia che non ha risorse. Ho fatto strada nel turismo e ho iniziato a guadagnare benissimo, a girare il mondo e a fare l’autodidatta in tutto quello che mi interessava.
Ho mantenuto la famiglia allargata e pensato più a loro che a me stesso. Per me era normale, era il mio dovere e il turismo non finiva mai malgrado aver sofferto dopo la “rivoluzione” del 2011.
Poi nel 2015 è arrivata una nuova ministra, Salma Elloumi, con tante promesse. Lei non è una qualsiasi, lei è la donna più ricca e potente non solo della Tunisia ma di tutta l’Africa. Con il fratello possiede il gruppo più importante in assoluto in Tunisia e sua figlia è sposata con il secondo uomo d’affari nel paese.
Non c’è un’automobile prodotta nel mondo che non abbia almeno uno dei suoi cavi elettrici prodotto dalla dinastia Elloumi. Ma il gruppo non è entrato nella borsa tunisina per mancanza di trasparenza. La holding infatti vieta i sindacati e ogni attività di critica. Questa lobby investe costantemente in decine di paesi, cosa rarissima per un gruppo industriale tunisino. Il gruppo fa più introiti che tutto il settore turistico nei migliori anni del turismo.
La ministro Elloumi è arrivata e dopo qualche settimana ci fu l’attentato terroristico del Museo nazionale archeologico del Bardo e nessuno avrebbe pensato che il settore non si sarebbe ripreso. Poi ad agosto quello di Sousse, tutti e due sospetti e con molte zone d’ombra. In tutti e due gli attentati non c’è stata nessuna mossa seria da parte della ministra per far riprendere il turismo
Dopo l’attentato di Sousse l’unica cosa che ha fatto era una cena folkloristica alla piazza della Kasba a Tunisi nell’agosto del 2015 dopo la quale mi aveva chiesto di persona di accompagnarla nella vicina Medina, lei e il suo potentissimo fratello maggiore e capo della holding e uno dei massimi sostenitori dell’ex presidente Essebsi e del suo partito “Nida Tounes”.
Gli avevo accompagnati dopo cena per le vie della Medina (la città vecchia) e i suoi mercati e gli avevo avvertiti dei pericoli economici e sociali se il turismo fosse venuto a mancare. C’era anche suo marito e suo cognato, il miliardario, Ben Mabrouk.
Sembrava convinta e mi aveva dato appuntamento per la mattina seguente nel suo officio nel ministero dove mi aveva detto che mi avrebbe assunto nella sua equipe di consulenti in comunicazione e che avrei dovuto preparare alcuni manifesti pubblicitari da presentare nel prossimo incontro e mi ha dato in mano due mila dinari in contanti.
Ho fatto tutto come convenuto solo che fino a oggi non mi ha più ricevuto. E’ da allora che la mia situazione economica e sociale si sta continuamente e gravemente deteriorando e direi anche senza limiti.
Questo è dovuto ad almeno due fattori: il primo è la mano messa dal capitale lobbistico tunisino che ha ramificazioni europee e internazionali e che sta evolvendo ad uno stato di oligarchia feudale che controlla tutti i settori dell’economia, della politica, della giustizia e dei media.
E quindi la signora Salma Elloumi è stata messa dalla sua lobby che ha creato il partito “Nida Tounes” vincitore delle elezioni del 2014, messa al vertice del turismo per distruggere un tessuto economico e sociale e crearne un altro sotto controllo e a favore delle loro visioni egemoniche.
Infatti secondo Wikileaks l’ambasciata USA a Tunisi parlava della holding Chakira come il miglior esempio delle società Tunisine, cosa tra molte altre che prova i legami di altissimo livello di una famiglia che non è solo di imprenditori ma di gente spietata.
La seconda è la mia ferma e convinta lotta dal 2011 contro quello che erroneamente per addormentare le coscienze viene chiamato « islam politico » e che è in realtà una cospirazione mafiosa criminale internazionale in mano anche a potenti servizi segreti di super potenze che stanno distruggendo l’equilibrio mondiale distruggendo gli stati.
Ho realizzato video, flash mob, articoli ed altro per denunciare il partito islamico “Enahdha” rappresentante della filiale tunisina, che comanda il mio paese anche con attentati politici ed altro ancora peggio. Il numero due di quella mafia politico finanziaria, Abdelkrim Harouni, l’aveva pubblicamente detto in decine di occasioni: chi cerca di « toccare “Enahdha" è morto.
Signor presidente io la informo che per protestare contro questa mafia che ogni giorno mi ammazza in silenzio la informo che entrerò in uno sciopero della fame fino al risarcimento morale e materiale dalla sig Elloumi e del partito “Enahdha” e le chiedo protezione durante la mia azione.
Accettate il mio rispetto.
Souheil Bayoudh
Attivista e regista

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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