Pino Arlacchi - Nessuna lezione agli USA da Hiroshima e Nagasaki

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di Pino Arlacchi

74 anni fa il crimine assoluto dell’atomica su Hiroshima e Nagasaki. Quasi 250mila innocenti furono inceneriti dagli aerei americani con il pretesto di accelerare la resa di un Giappone già sconfitto. Ma la vera motivazione, secondo vari studiosi, era quella di annunciare al mondo che una nuova stella imperiale era appena nata.

Il mondo rimase sconvolto dalla minaccia dell’Apocalisse nucleare, resa ancora più concreta dalla Guerra fredda, e nei decenni successivi si è consolidato il “tabù atomico” che dura sino ad oggi. Un tabù che si è concretizzato in un trattato firmato due anni fa da 122 paesi per l’abolizione totale delle armi nucleari. Il trattato ha ricevuto il Nobel per la pace ma non ne ha parlato nessuno, e non è stato sottoscritto da alcuna potenza atomica.

Gli effetti del tabù sono comunque presenti, e tutte le 6 potenze che detengono ufficialmente la bomba si astengono dal minacciarne l’uso se non nella circostanza estrema di dover rispondere ad un attacco nucleare. Le potenze atomiche intendono dimostrarsi consapevoli dell’orrore nucleare e si sono impegnate nel cosiddetto “no first strike”.

Tutte tranne una: gli Stati Uniti di Bush, Obama e Trump. Il quale può perciò minacciare un giorno sì e uno no Iran e Corea del Nord, e talvolta anche l’Afghanistan ed altri cattivi del momento, di farli tornare all’età della pietra tramite l’annichilimento atomico.

Minacce di aggressione genocidaria, equivalenti morali delle minacce naziste di olocausto, severissimamente proibite dal diritto internazionale. Eppure tollerate a denti stretti da paesi amici, alleati ed ex-alleati. Fino a quando?

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