Pino Arlacchi - Trump e l'Iran le prossime mosse

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di Pino Arlacchi
 

Senza saperlo (dati i noti limiti della parte più alta del suo corpo), nei confronti dell’ Iran Trump si muove in perfetta sintonia con la logica dell’ estorsione mafiosa che ha mosso il potere americano negli ultimi decenni: creare un pericolo e poi offrire protezione contro di esso.


In uno dei suoi tweet, Trump ha scritto: «La richiesta degli USA all’ Iran è molto semplice: niente armi nucleari e niente ulteriore sostegno al terrorismo».


E questo dopo essere stato lui a 1) spingere l’ Iran verso il programma atomico stracciando l’ accordo concluso da Obama nel 2015 che toglieva di mezzo il pericolo e reintegrava l’ Iran nell’ economia mondiale; 2) infliggere sanzioni volte non a far cambiare rotta al governo ma a distruggere l’ economia di un altro paese; 3) inviare portaerei e bombardieri B-52 nel Golfo Persico; 4) dichiarare il Corpo delle guardie rivoluzionarie, cioè il cuore della forza armata iraniana, una organizzazione terroristica; 5) minacciare un giorno sì e l’ altro pure di radere al suolo il paese.


Nel momento in cui l’ Iran abbatte un drone spia USA che aveva molto probabilmente violato il suo spazio aereo, allora, si grida al pericolo e si minaccia la guerra. Senza rendersi conto di essersi cacciati in un vicolo cieco, perché questa volta nessuno, neppure gli alleati europei ed asiatici più stretti, dichiara di aver bisogno della protezione da un pericolo chiaramente prodotto dallo stesso protettore.


Il resto del mondo sta a guardare incredulo quanto accade in una Casa Bianca dove un Presidente semi-psicopatico, dopo essersi circondato di collaboratori interamente psicopatici, li smentisce all’ ultimo minuto perché in un lampo di lucidità si accorge che un raid militare che sta per partire potrebbe rovinare la sua presidenza e costargli la rielezione.


Visto che solo il 5% degli americani vuole una guerra contro l’ Iran, il Congresso è contrario, e perfino il Pentagono si è pronunciato negativamente.


Con il suo ordine di fermare l’ attacco missilistico all’ Iran, Trump ha segnalato che vuole una pausa nel confronto con quel paese. Ma questo confronto è ormai una guerra ibrida, arrivata al punto che una delle parti deve fare un credibile passo indietro se non si vuole arrivare alla guerra convenzionale.


Ma lo vedete voi l’ Iran di Khamenei, dei Pasdaran e degli Ayatollah, tornati in grande spolvero grazie a Bolton e Pompeo, compiere una retromarcia effettiva?


Per loro, il fatto di avere detto che non vogliono alcuna guerra, di non avere minacciato di rompere ciò che resta del patto atomico, e il fatto di essersi astenuti dall’ abbattere un altro aereo spia americano con 35 persone a bordo, significa aver raggiunto il massimo limite.


La palla, perciò, è nel campo di Trump. C’è chi gli suggerisce di fare qualche vero gesto di pace, come esentare Cina, India, Turchia e ogni altro acquirente dalle sanzioni contro i compratori del petrolio iraniano, ed invitare i leader iraniani ad incontrarsi in un luogo neutrale. Oltre che licenziare Bolton e Pompeo.


Dopotutto Trump ha già chiesto più volte, anche se con toni e termini poco accettabili, di discutere faccia a faccia con gli iraniani del suo accordo nucleare, ovviamente più vincolante di quello di Obama, da presentare all’ elettorato come il maggiore risultato della sua presidenza.


Si tratta di un’eventualità che è possibile, certo. Ma non so dire quanto sia probabile.

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