Polonia, non si ferma lo Sciopero delle donne

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Polonia, non si ferma lo Sciopero delle donne

Di Lorenzo Ferrazzano

 

«Per tre mesi siamo stat* in strada, ci hanno arrestat*, chiamat* per gli interrogatori in polizia e tribunale. […] Mi piace pensare  (devo pensare) che grazie a noi non hanno pubblicato per tanto tempo la sentenza nella Gazzetta Ufficiale (pl. Dziennik Ustaw), e quindi fino a ieri essa non è diventata legge. Fino a ieri – dieci minuti prima di mezzanotte l’hanno pubblicata. Questo significa, in pratica, la fine dell’aborto nel sistema sanitario polacco, negli ospedali pubblici. Fuori dal sistema, come già succedeva, ci si aiuterà». Lo scrive Aneta Wielgosz, attivista dello Strajk Kobiet.

A Varsavia le tensioni continuano ad alta intensità. Sarà di nuovo il momento delle grandi marce a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone tra ottobre e novembre, quando nella vita quotidiana è esploso in tutta la sua virulenza lo scontro culturale e antropologico tra le contrapposte visioni esistenziali. Non c'è dialogo tra le parti ma solo conflitto.

Gli attivisti manifestano sulle soglie delle chiese; gli ultraconservatori (impossibili da definire per la loro natura composita) raccolgono l'appello di Kaczy?ski e si impegnano a cacciarli via, anche con la violenza. Di mezzo c'è l'immensa zona grigia che si tiene lontana dal protagonismo politico ma che subisce il peso dell'omofobia e di un certo fanatismo antiabortista: dall'umiliazione dei comuni “lgbt free” a quella peggiore degli aborti all'estero o clandestini.

Non sono bastate le settimane di mobilitazioni degli scorsi mesi a fermare i piani del PiS: questa notte è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la controversa sentenza della Corte costituzionale polacca che rende illegale l’aborto anche in caso di malformazione gravi o letali del feto. Lo Strajk Kobiet ha già annunciato manifestazioni in venti città della Polonia, in un clima che si è fatto incandescente negli ultimi due mesi, dove il Paese si è visto colpito da un vero e proprio scontro civile.

Si va dunque verso il divieto pressoché totale dell'aborto, possibile soltanto in caso di pericolo di vita della madre, di incesto o di stupro. C’è da domandarsi se fosse necessario varare questa legge in piena pandemia che in Polonia, dopo mesi di scontri ad alta e bassa intensità in tutto il Paese. Non è difficile prevedere cosa accadrà nei prossimi giorni, quando torneranno le violenze nelle principali città. Non è difficile prevedere cosa succederà nei prossimi anni nella vita delle donne.

«To jest wojna», questa è guerra: le donne ora rivendicano un diritto considerato una conquista di civiltà e non un “Olocausto”, come lo definì impunemente l’ex Ministro dell’Istruzione ed ex vicepremier Roman Giertych; non si tratta di un capriccio, in un Paese dove ogni anno secondo le stime vengono compiuti dai 100 ai 150 mila aborti clandestini. Arriveranno tempi migliori solo quando non saranno i pochi a definire la vita esistenziale e biologica dei molti; quando non ci sarà un uomo anziano a scegliere come unici valori nazionali quelli cattolici, «oltre i quali c'è solo il nichilismo».

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