Povertà, problemi finanziari e suicidio

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Povertà, problemi finanziari e suicidio

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di Tammy Lally - Blog di Beppe Grillo
 

Nel 2006, il giorno del suo quarantesimo compleanno, mio fratello Keith mi chiamò. “Tam, sono in una situazione difficile, non te lo chiederei a meno che non sia necessario. Mi servono 7.500 dollari”.


Non era la prima volta che aveva bisogno di soldi, ma questa volta la sua voce mi spaventava. Non l’avevo mai sentito così abbattuto e vergognoso, ed era il suo quarantesimo compleanno. Dopo alcune domande di base che tutti noi facciamo, ho accettato di prestargli i soldi, ma a una condizione: volevo incontrare lui e sua moglie per vedere cosa stava realmente accadendo.


Settimane dopo, ci siamo incontrati, e ho iniziato proprio a chiedergli come mai fosse finito senza soldi. “Dovresti vendere la casa, prendere qualcosa che puoi permetterti, vendere qualcosa e in generale rivedere il tenore di vita”. Gli dissi.


Rapidamente, mio fratello e sua moglie si sono lanciati ad accusarsi a vicenda e tutto è diventato confusionario e disordinato.


Due mesi dopo ho ricevuto un’altra chiamata. Mio fratello si era suicidato.


Alcuni giorni dopo, a casa sua, sono andata a cercare risposte, nel suo ufficio. Lì, ho trovato una pila di fatture scadute e un avviso di pignoramento arrivato il giorno in cui era morto. Mio fratello ha lasciato una figlia di 10 anni, un figlio di 18 e sua moglie.


Come è successo?


Mio fratello entrò in quel ciclo di vergogna e frustrazione, in cui è difficile uscire. Ci si sente dei falliti, soprattutto di fronte alla propria famiglia e ai propri figli.


I tassi di suicidio tra gli adulti di età compresa tra 40 e 64 anni sono aumentati di quasi il 40% dal 1999. Perdita di lavoro, fallimento e pignoramenti sono problemi presenti in quasi il 40% dei decessi. Anche questo fa la disoccupazione.


Questi comportamenti autodistruttivi e autolesionisti non sono guidati dalle nostre menti razionali e logiche. É come se esistesse una sorta di “vergogna dei soldi”.


So che possiamo liberarci dalla morsa della vergogna del denaro, perché io stessa l’ho fatto. Qualche anno dopo la morte di mio fratello, la recessione ha colpito forte. Ho perso la mia attività e ho dovuto affrontare il fallimento. Segretamente, ero terrorizzata, mi sentivo una fallita. Sono stata a casa per un anno, pensando di aver fatto qualcosa di sbagliato. Non lo dissi a nessuno, rimasi in silenzio, con gli amici sorridevo. Nessuno sapeva. Questa è vergogna per i soldi.


Non avrei ripetuto però l’esperienza di mio fratello. Quando mi è stata tesa una mano per un aiuto, l’ho subito afferrata.


Dobbiamo iniziare a capire che il denaro non può più essere un argomento tabù. Avere debiti viene visto come un peccato, qualcosa da cui è impossibile riemergere.


Guardando indietro mio fratello non aveva bisogno di organizzare meglio il proprio budget e del mio giudizio. Aveva bisogno di una svolta, qualcuno che capisse la sua sofferenza, e aveva bisogno della mia compassione.


Keith non è stato in grado di parlare e rompere il suo ciclo di vergogna per i soldi. Ed io non l’ho capito. Però possiamo fare molto per chi si trova nella stessa situazione.

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