Processo elettorale trasparente e alta partecipazione: la lezione venezuelana
L'intero processo elettorale e l'alta partecipazione alla vita politica rendono il Venezuela en esempio di democrazia per il mondo intero
L'avvocato ed editorialista per RT Eva Golinger, dalle colonne del media russo traccia un efficace ritratto del sistema elettorale venezuelano, alla vigilia di un voto che si annuncia come una delle prove più difficili affrontate dal chavismo in questi difficili anni di costruzione del socialismo nel paese sudamericano tra guerra economica, mistificazione mediatica, sabotaggi e tentativi di golpe.
Golinger inizia col ricordare che quello venezuelano è stato definito come il miglior processo elettorale del mondo dall'autorevole Centro Carter – presieduto dall'ex presidente USA Jimmy Carter – per poi entrare nel dettaglio: «Il processo elettorale venezuelano possiede una tripla protezione contro i brogli. In primo luogo, ogni elettore presenta la propria carta d'identità con foto e impronte digitali che sono registrate e verificate presso la banca dati del Centro Nazionale Elettorale (CNE). Dopo l'elettore si reca alla macchina elettronica per esprimere il proprio voto che viene immediatamente registrato nel sistema elettorale. Infine, la macchina produce una ricevuta di verifica che sarà depositata dall'elettore in un'urna. Per impedire la possibilità di effettuare una votazione doppia, un dito dell'elettore verrà segnato con inchiostro indelebile».
L'avvocato, inoltre, si sofferma su quel che avviene una volta concluse le operazioni di voto: «Alla chiusura dei seggi, sul 54% delle macchine viene effettuata una verifica, con la presenza di esponenti di tutti i partiti politici. Dopo la verifica si procede anche a un confronto con le ricevute presenti nelle urne».
«Il 6 dicembre ci saranno centinaia di osservatori internazionali in occasione del voto in Venezuela, al contrario di quel che hanno detto e scritto alcuni media. Una delegazione UNASUR guidata dall'ex presidente della Repubblica Dominicana Leonel Fernandez, sarà presente in almeno 11 stati per osservare il processo elettorale. Tra le altre figure ed esperti internazionali presenti in Venezuela, vi è l'ex presidente della Spagna José Luis Rodríguez Zapatero».
Alla luce di quanto ben spiegato da Eva Golinger risultano quantomeno pretestuosi i dubbi e le critiche mosse al Venezuela dal governo degli Stati Uniti e da alcuni media internazionali – i soliti noti afferenti al circuito mainstream – riguardo al proprio sistema elettorale. Visto che quello statunitense viene definito «uno dei peggiori al mondo». Basti ricordare quanto avvenuto nel 2000, con i brogli accertati che permisero l'elezione di Bush figlio, in luogo di Al Gore.
Singolare anche la posizione assunta dalle forze di opposizione, le quali hanno già annunciato la loro vittoria, sottolineando che un'eventuale vittoria del PSUV e dei suoi alleati potrebbe essere esclusivamente frutto di brogli. «La democrazia non funziona solo quando si vince – scrive Golinger – l'opposizione in Venezuela denuncia brogli quando perde, e invita all'astensione quando sa di non poter vincere».
Senza ombra di dubbio si tratta delle elezioni più difficili affrontate dal chavismo in 15 anni, ma «pensare che l'esistenza e la sopravvivenza del progetto bolivariano dipenda solo dalla presenza fisica di Hugo Chávez e dal barile di petrolio a quota 100 dollari sarebbe una conclusione sbagliata».
Questo perché, secondo Eva Golinger, «il Venezuela ha vissuto una profonda trasformazione negli ultimi 15 anni. Vi sono stati cambiamenti nel modello socio-economico e nel modo di fare politica. Il più grande successo del chavismo non è solo quello di aver abbattuto la povertà e garantito servizi sociali, ma il risveglio di una coscienza collettiva che riconosce il valore di ogni essere umano. La coscienza e la dignità non dipendono dal petrolio e non possono essere acquistate».

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