Qualcosa non torna dell'"avvelenamento" del liberal-fascista Navalny

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Qualcosa non torna dell'"avvelenamento" del liberal-fascista Navalny

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di Fabrizio Poggi
 

Meno voglia si ha di parlare del nulla e più tocca tornarci sopra. Che fosse tutto abbastanza chiaro sin dall'inizio, con la storiella del truffatore (condannato per truffa nel 2015) seriale e “martire della fede” (liberal-fascista) Aleksej Naval'nyj, diventato d'un tratto anche “cavia umana” nelle mani di alcuni laboratori euro-atlantici, lo aveva sufficientemente dimostrato la coincidenza della sua ”contaminazione”, con il mancato “majdan” bielorusso. Ah, le coincidenze, che, come diceva Vladimir Nabokov, “più uno ci presta attenzione, più quelle si verificano”. Chissà perché!


Insomma, tocca a dire ancora un paio di cose sul “perseguitato dal regime”, cui, sia ben chiaro, auguriamo ogni fortuna e prima tra tutte quella di tornare presto a casa, per raccontarci quali sensazioni si provino a esser ricoverati nella più celebre clinica tedesca, usa a fare miracoli di scienza medico-politica.


“È un dato di fatto che nel momento in cui Aleksej Naval'nyj ha lasciato il territorio russo, non risultavano sostanze tossiche nel suo organismo; abbiamo quindi molte domande da porre alla parte tedesca", aveva detto un paio di giorni fa Sergej Naryškin, direttore del SVR (Služba Vnešnej Razvedki), l'Intelligence estera russa.


Ieri, con un solo “innocente” quadretto familiare dalla clinica berlinese “Charité”, pubblicato sulla propria pagina Instagram, Aleksej Naval'nyj ha fornito la risposta più chiara, mandando all'aria ogni aneddoto a proposito del presunto avvelenamento col “Novichok”.


L'interrogativo più serrato e ricorrente che pongono in rete i comuni cittadini russi è: se il blogger è davvero stato avvelenato con quella terribile sostanza militare, com'è che nella cameretta d'ospedale indossano tutti dei leggerissimi camici medici e la moglie di Naval'nyj sta così stretta al marito, il quale dovrebbe risultare ancora fonte di una tale terribile infezione? Se davvero è stato avvelenato col “Novichok”, perché chi gli sta intorno non è coperto con normali scafandri da difesa chimica? Addirittura, di fronte a contagiati da Covid-19 ci si copre più adeguatamente che non i parenti di Naval'nyj contro il “superveleno”. Un altro lettore scrive: Siamo in presenza di quel caso raro, quando una pancreatite è più pericolosa del “Novichok”.


E ancora: quant'è contagioso il "Novichok"? Probabilmente gli Skripal' non erano contagiati; e come ha fatto il loro gatto, povero animale, a infettarsi? Nel caso degli Skripal', gli “investigatori” indossavano tute protettive; avevano recintato tutto e distrutto persino la panchina sulla quale, secondo loro, Skripal' per poco non avrebbe lasciato le penne. E ora Naval'nyj è risultato come il gatto degli Skripal': vivo!


Ancora più diretti, sulla “questione Naval'nyj”, gli internauti tedeschi, che hanno ricordato come, a suo tempo, il “principale oppositore di Putin” (se a ovest si sponsorizza lui quale principale oppositore, Vladimir Vladimirovic è considerato proprio poco) levasse calici all'Olocausto. Il fatto è che, nel 2013, il Jerusalem Post riportava un servizio in cui si diceva che, in occasione di un ricevimento nella redazione di The New Times, Naval'nyj avrebbe brindato con “il primo tost per l'Olocausto”. Così che, giornalisti israeliani, esaminando il blog del “novichokato” e attivo promotore della “Marcia russa”, vi avevano rinvenuto non pochi slogan antisemiti, xenofobi e fascisti. Lo ricordano ora, ad esempio, il vice Presidente del Congresso mondiale degli ebrei di lingua russa, Valerij Engel', o il dirigente a Vienna del Centro informativo europeo per i diritti umani, Garri Mourei.


Qualcosa non torna. O invece sì?

 

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