Quando l'Italia diceva NO agli USA: il confronto impietoso tra la Prima Repubblica e il Governo Meloni

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Quando l'Italia diceva NO agli USA: il confronto impietoso tra la Prima Repubblica e il Governo Meloni

 

di Federico Giusti
 
La posizione del Governo italiano sulla guerra in Iran è un autentico capolavoro di servile subalternità agli Usa, sono lontani anni luce i tempi di Craxi e di Andreotti e mai ci saremmo aspettati di dover rimpiangere quanti abbiamo contestato aspramente nelle piazze. Erano anni, quelli della Prima Repubblica, nei quali i governi non sarebbero mai andati oltre una certa linea invalicabile salvaguardando non solo gli interessi nazionali ma anche la parvenza (almeno) di autonomia decisionale del paese dalle nefaste ingerenze del potente alleato di Oltre Oceano.
 
Non viene spesa una parola sulle cause dell'aggravamento delle tensioni, del resto a leggere le dichiarazioni di esponenti della Maggioranza sembra quasi che l'attacco militare sia stato sferrato dall'Iran e non subito da questo paese, si continua invece a ripetere una sorta di ritornello secondo cui la grande incertezza dominante gli equilibri geopolitici è causata dal sorgere di continue tensioni nelle aree di rilevanza strategica della Ue.
Un linguaggio sibillino per dire che la Ue intende ampliare la propria area di influenza e lo farà in subordine ai dettami Usa e di Israele. Ma se per allargare la nostra area di influenza dovessimo incontrare la Resistenza di qualche popolo non esiteremmo a combatterlo militarmente?
 
Abbiamo speso tante parole per stigmatizzare il sovranismo di carta della Meloni, non intendiamo aggiungerne altre in questa occasione se non riflettere sul testo approvato: ove si parla di stabilità regionale e di ambiente sicuro verrebbe da entrare nel merito della cosiddetta pax israeliana, del disegno di ampliare gli accordi di Abramo nel Corno d'Africa, di controllare paesi nevralgici perchè hanno importanti risorse nel sottosuolo o  occupano una posizione geograficamente nevralgica.

In sostanza si pensa di inviare militari in missioni internazionali che poi serviranno per giustificare gli attuali attacchi all'Iran, nella risoluzione si spendono solo parole di biasimo per il lancio di missili verso paesi del Golfo imputando all'aggredito la responsabilità di volere allargare il conflitto bellico.

Ma una autentica perla è rappresentata dalla paura, tipicamente italica, che questa guerra abbia impatti negativi sulle forniture energetiche forse consapevoli che ogni guerra determina l'aumento delle spese per gas e petrolio con rincari generalizzati a carico di famiglie e imprese.

Non una parola spesa sull'operato americano, sulle ragioni della guerra, sulla condanna della stessa, sulle conseguenze per la Europa derivanti dai conflitti bellici intrapresi dagli Usa negli ultimi mesi.

Un capolavoro di equilibrismo fino alla solidarietà dell’Unione Europea ai partner della regione "attaccati o colpiti", la preoccupazione per la tutela dei civili che vale solo per i paesi filo occidentali ma non per i ragazzi delle scuole iraniane rase al suolo dai bombardamenti. Di questi tempi anche il cordoglio e la umanità sono mono diretti verso i paesi amici.e alleati.

Gli impegni del Governo sono indirizzati al Riarmo, al potenziamento della  capacità di difesa, alla protezione delle missioni italiane nei teatri operativi del Medio Oriente funzionali ai disegni strategici Usa, anche sul ruolo di queste missioni qualche riflessione andrebbe pur fatta  L'Italia si nasconde dietro alla Ue, entrambe condannate alla irrilevanza politica e internazionale, offre le installazioni militari sul nostro territorio alle forze armate Usa, mette a disposizione i nostri territori a solo vantaggio delle Guerre

Per avere contezza di quanto scritto fino ad ora riportiamo un passaggio della nota Governativa

  1. a partecipare con assetti nazionali allo sforzo comune in ambito Unione Europea per sostenere, in caso di richiesta, Stati membri UE nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana.
  2. a confermare il rispetto, nell’utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi, del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti, che include fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico.

https://ageei.eu/wp-content/uploads/2026/03/PROPOSTA-RISOLUZIONE-MAGGIORANZA-SU-GUERRA-IRAN.pdf

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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