Russia e Ucraina: chi guadagna e chi perde dalla guerra contro l'Iran

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Russia e Ucraina: chi guadagna e chi perde dalla guerra contro l'Iran


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico


Pur con tutta la deferenza dovuta ai padroni di casa, a Kiev sono però costretti ad ammettere che l'aggressione yankee-sionista all'Iran non promette nulla di buono per l'Ucraina, mentre rafforza oggettivamente la posizione della Russia. Con il groppo alla gola, lo ha ammesso il deputato Serghej Rakhmanin, del Comitato Difesa e Intelligence della Rada, constatando che la Russia sarà ora in grado di vendere più petrolio e a prezzi molto più alti. In diversi paesi europei, ha detto Rakhmanin, si parla già di come, date le circostanze attuali, si possa tornare ad acquistare gas russo. Se aumentano i prezzi dei prodotti energetici, aumenteranno anche i prezzi del carburante in tutti i paesi del mondo, Europa inclusa. A causa della logistica, aumentano tutti i prezzi e ciò avrà un impatto sulle opportunità economiche dei nostri partner e, di conseguenza, sull'assistenza finanziaria che riceviamo». Quando si dice: l'Ucraina e la sua élite vivono e vegetano sui soldi che vengono sottratti alle esigenze basilari delle masse europee. 

E, comunque, Rakhmanin ammette che se finora Kiev ha sempre proclamato che la Russia viola la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, ecco che ora, con l'aggressione all'Iran, quei proclami perdono di valore e, in sostanza, dice il deputato, tutta questa «turbolenza globale si rifletterà su di noi».

Così anche il politologo ucraino (riparato in UE) Konstantin Bondarenko: la Russia è l'unica beneficiaria dell'aggressione all'Iran. Innanzi tutto, dice Bondarenko, solo Russia e Gran Bretagna intrattengono larghe relazioni con tutte le parti in conflitto, così che la Russia, a un certo stadio, potrebbe fungere da mediatore se si dovesse discutere di un accordo. Questo, dal punto di vista politico. C'è poi l'interruzione delle forniture di petrolio dalla regione e il fermo delle principali raffinerie nel Golfo Persico: tutti fattori a favore della Russia, costringendo la UE a considerare, almeno temporaneamente, la revoca delle sanzioni. Ovvie le constatazioni per cui l'aumento dei prezzi del petrolio stia avvantaggiando la Russia, così come il fatto che la guerra in Ucraina stia diventando per l'Occidente una priorità secondaria alla luce della situazione iraniana, con Kiev che si trova ora ad affrontare evidenti problemi con le forniture di munizioni per la difesa aerea.

Nel complesso, dice Bondarenko, la posizione della Russia nel processo negoziale - che ha subito un rallentamento, ma non si è fermato - si sta rafforzando: «Credo che la Russia sia attualmente vincitrice in questa situazione». Quindi, permettendosi una facile ironia, racconta di come esista già una teoria complottista secondo cui sarebbe stato l'astuto Putin a orchestrare tutta questa faccenda, spingendo Trump alla guerra; e Trump, «come ricordiamo, è in realtà l'agente “Krasnov”, reclutato dal KGB, e Putin non è affatto Putin, perché il vero Putin è morto di recente e al comando c'è un sosia».

Ironia a parte, in effetti a Kiev si sta manifestando un crescente nervosismo, perché la guerra contro l'Iran crea rischi per l'Ucraina, con il rafforzamento della posizione della Russia. La chiusura dello stretto di Hormuz rappresenta una minaccia per le riserve di petrolio cinesi e questo è un vantaggio per la Russia, dato le permette di vendere il suo petrolio a un prezzo significativamente più alto, afferma il politologo ucraino Serghej Gajdai. Inoltre, l'India e anche altri paesi stanno già dicendo di essere pronti ad acquistare petrolio dalla Russia e gli europei «cominciano a preoccuparsi se riavviare “Družba” e come garantirne la sicurezza. A parere del politologo Vitalij Kulik, a seconda della rapidità con cui gli Stati Uniti completeranno l'operazione, l'Ucraina ne trarrà maggiori benefici o si ritroverà a «raccogliere le perdite globali».

Sulla questione della durata del conflitto in Medio Oriente, anche l'economista russo Valentin Katasonov afferma che la guerra in Iran potrebbe essere tanto più vantaggiosa per la Russia, quanto più si prolunga e che, d'altra parte, Moskva dovrebbe fornire supporto militare ed economico all'Iran. Molti paesi NATO, dice Katasonov, sostengono l'Ucraina, ma «noi non abbiamo fornito quasi nessun aiuto a nessuno in situazioni simili. Credo che questo sia assolutamente necessario. Non abbiamo bisogno di essere coinvolti direttamente in questa guerra, ma dobbiamo fornire all'Iran aiuti militari» e la Russia dovrebbe assicurarsi che gli Usa siano impegnati a lungo nel conflitto. In quel caso, con gli Stati Uniti coinvolti in qualcosa di simile a Vietnam o Afghanistan, la Russia potrebbe prendere il controllo della situazione nella regione e anche i negoziati sull'Ucraina potrebbero andare in modo completamente diverso. 

Quanto poi alla questione delle “perdite globali” per Kiev, paventate da Valerij Kulik, ecco che il politologo russo Andrej Klintsevic, su radio Komsomol'skaja Pravda, ipotizza che l'annuncio di Vladimir Putin su una possibile interruzione delle forniture di gas all'Europa potrebbe convincere l'Occidente a costringere Zelenskij a porre fine al suo terrorismo energetico contro gli impianti russi. Zelenskij, dice Klintsevic, sta cercando di ricattare gli europei; «non può più ricattare gli americani, dopo che il suo ricatto si è concluso con l'essere definito un pagliaccio. Ma gli europei possono ancora essere ricattati. Avevano promesso 90 miliardi di euro nei prossimi due anni, 60 dei quali destinati alle spese militari. Quindi sapeva di avere abbastanza soldi per la guerra».

Ora, non solo quei soldi sono bloccati a causa del veto di Ungheria e Slovacchia, ma con la crisi del gas e del petrolio in rapida evoluzione, gli europei avranno altro a cui pensare che non l'Ucraina. Zelenskij sta però continuando col ricatto; «vede che è efficace, vede che gli europei stanno soffrendo, sono tormentati. E un blocco degli europei, soprattutto in termini di energia, è uno dei suoi scenari... Ma, notate la contromisura che abbiamo appena adottato» dice Klintsevic: Putin ha detto che la Russia potrebbe interrompere le forniture di gas, mettendo così a tacere le capacità di ricatto di Zelenskij. In tal modo, i flussi energetici russi si indirizzeranno verso altri mercati; l'Europa non li riceverà e la sua crisi si acuirà, svanendo così però anche il principale strumento di ricatto di Zelenskij.

In tutto questo, a dispetto delle maligne soddisfazioni continuamente agitate dai media liberal-confessionali, la Russia è ben lontana dall'essere avvolta dalla crisi. In una conversazione col politologo ucraino Ruslan Bortnik, l'economista Aleksej Kushch dice apertamente che, al momento, non vi sono basi per affermare che la Russia stia attraversando una crisi economica e, anzi, tutta una serie di indicatori chiave dimostrano un significativo livello di attività economica e imprenditoriale. Tanto per cominciare, il tasso di disoccupazione in Russia si attesta a poco più del 2% della popolazione economicamente attiva: un minimo assoluto e un record storico. «Ridurre la disoccupazione al di sotto del 3% è molto difficile» dice Kushch e se è al 2%, ciò dimostra «una colossale ripresa dell'economia». Se poi si considera il livello di utilizzo della capacità produttiva, questa è «superiore al 90%: praticamente, il massimo raggiungibile. E in alcuni periodi, se prendiamo in considerazione la produzione industriale, il potenziale ha addirittura superato l'obiettivo, cioè il livello potenziale». A detta di Kushch, anche il PIL è in crescita; è vero che è appena del 2%, ma non si tratta comunque di un calo.

E né l'attuale tasso di inflazione del 6-7%, né il deficit di bilancio, che non supererà il 3,5-4% a fine dell'anno, sono critici per la Russia.

Dunque, se a tutto questo si aggiunge ora la crescita delle entrate da prodotti energetici, a causa della guerra contro l'Iran, e la possibilità che Moskva intervenga quale mediatore in Medio Oriente, pare chiaro che i nazigolpisti di Kiev abbiano poco da stare allegri: in ogni caso le posizioni russe, sia che la guerra in Ucraina vada avanti, sia che si arrivi a negoziati russo-ucraini davvero concludenti, si stanno ulteriormente rafforzando. 

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https://www.politnavigator.net/v-rade-grustyat-iranskaya-vojjna-ne-sulit-nam-nichego-khoroshego.html

https://www.politnavigator.net/ukrainskijj-politolog-tolko-rossiya-vyigrala-ot-napadeniya-na-iran.html

https://politnavigator.news/v-kieve-mandrazh-evropa-zakhotela-pokupat-neft-u-rossii.html

https://www.politnavigator.net/iz-za-irana-peregovory-po-ukraine-mogli-by-pojjti-sovsem-po-drugomu-katasonov-nazval-uslovie.html

https://politnavigator.news/putin-odnim-zayavleniem-vybil-u-zelenskogo-instrument-shantazha-evropy.html

https://www.politnavigator.net/ukrainskijj-ehkonomist-ciframi-oproverg-chto-v-rossii-ehkonomicheskijj-krizis.html

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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