SANDERS CI SALVERA' (SE SAPREMO ESSERE PIU' ANTICINESI)

.... si chiede al governo cinese di iniziare un "significativo dialogo con la leadership tibetana"

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Proseguiamo con gli innamoramenti adolescenziali: ora è il turno di Bernie Sanders. Che non sia così di verso dalla Clinton lo dimostra la subalternità alla logica del "Pivot to Asia", quindi all'accerchiamento ai danni della Cina.

Secondo il novello salvatore della sinistra mondiale, povertà e disoccupazione negli Usa sono il portato degli accordi commerciali con la Cina (beh, ce lo ricordano a piè sospinto pure i repubblicani); poi bisogna sempre ricordare che "come quasi tutti sanno, la Cina sta manipolando la sua valuta, dandogli un vantaggio commerciale sleale rispetto agli Stati Uniti e distruggendo posti di lavoro; per sconfiggere i regimi autoritari (tra questi il Vietnam socialista) serve il pugno duro e l'isolamento; eppoi c'è il Tibet violentato dall'occupazione cinese, e per questo Sanders appone la sua firma ad un appello, insieme al bel candidato repubblicano Marco Rubio, nel quale si chiede al governo cinese di iniziare un "significativo dialogo con la leadership tibetana" (quindi, quella attuale non è legittima!), si promette di "continuare a finanziare i programmi che forniscono assistenza umanitaria, sviluppo economico, l'informazione indipendente per il popolo tibetano (che ne dite di una bella rivoluzione colorata?) e al contempo si invita a fare del consolato Usa a Lhasa una priorità assoluta per i prossimi incarichi diplomatici nella Repubblica Popolare Cinese".
 

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