Scuola 2026: addio ai tecnici, arrivano i nuovi Licei professionalizzanti di Valditara
di Gentili, F. Giusti – Centro Studi Politico-Sindacale
È da poco uscita la bozza delle nuove Indicazioni Nazionali per i Licei, un documento preparato da un’apposita Commissione (composta da membri di alto livello, per quanto – e parliamo solamente delle figure di punta – di area politica a noi non affine) che nei prossimi mesi dovrà passare il vaglio di un processo partecipato di confronto con le parti sociali.
Fra le novità disciplinari hanno fatto notizia il ritorno della Storia e della Geografia come materie separate e autonome, nonché l’introduzione dell’educazione all’Intelligenza Artificiale nel quinto anno, intesa «non come un contenuto separato, ma come una lente critica attraverso cui rileggere le discipline».[1]
A prima vista le Indicazioni sembrano un testo piuttosto vago e generale, che propone un approccio molto più dettagliato che in passato (segnaliamo in proposito la comparsa dello specchietto sul “perché studiare la data materia”, utile agli insegnanti per rispondere a delle nuove generazioni orientate a trovare nel risultato pratico dello studio il valore intrinseco dello stesso) ma che allo stesso tempo è relativamente poco prescrittivo e regolatorio. Tuttavia a leggere fra le righe non mancano le occasioni di polemica.
Un primo problema sta nella declinazione della "Competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali", che in passato evidenziava genericamente l’importanza della pluralità dei linguaggi e dell’integrazione fra discipline di studio differenti mentre invece, ora, prevede una maggiore centralità della storia italiana ed europea e quindi della conoscenza delle radici culturali nazionali, laddove è posto l’obiettivo didattico del saper «Collocare la storia d'Italia, dall’antichità sino ai giorni nostri, nel contesto europeo e internazionale, con riferimento agli avvenimenti, ai luoghi e ai personaggi più importanti».[2] Si tratta a nostro avviso di un passo in direzione di una prospettiva di studio storico “Occidente-centrico” e “italo-centrico”, funzionale alle dinamiche dell’imperialismo nostrano.
Un secondo problema sta nell’alternanza scuola-lavoro, vista come possibilità di costruire relazioni tra gli studenti e il contesto esterno; come output dello studio superiore. Permangono la didattica per competenze (il saper fare e la conoscenza come strumento definito di cui appropriarsi, anziché come percorso di esplorazione e costruzione dell’identità individuale) e le ore di alternanza, che del resto sono definite dalla Legge 145/2018[3] e non certo dalle nuove Indicazioni, ma fa specie notare che le esperienze di alternanza siano intese come «il terreno ideale per consolidare il raccordo con la formazione terziaria», ossia universitaria.[4] È vero che nel testo si fa riferimento a «le finalità formative — e mai addestrative — dell’esperienza, nel quadro della normativa nazionale vigente»,[5] ma è anche vero che tale normativa[6] non esplicita per nulla tale orientamento e non fornisce, nel merito, alcuna garanzia.
Inoltre, il proliferare delle tipologie di liceo (uno su tutti, il Liceo del Made in Italy, che prevede un maggior numero di ore di alternanza rispetto agli altri, o il futuro Liceo chimico, agrario, meccanico e tessile,[7] che potrebbe partire nel giro di un paio d’anni), assieme all’orientamento professionalizzante della didattica, comporterà un’istruzione sempre più succube del mondo del lavoro, le cui caratteristiche sono determinate dai desiderata delle imprese. In ciò, le Indicazioni non fanno che confermare e portare avanti una concezione dell’istruzione liceale meno votata alla conoscenza come mezzo di nobilitazione della persona – una volta i Licei erano uno dei luoghi centrali per la formazione della classe dirigente –, al fine di confezionare delle nuove generazioni preparate non tanto a una cittadinanza consapevole quanto, invece, al lavoro operaio specializzato. Alcune riforme dell’attuale Governo, come quella degli istituti tecnico-professionali e delle ITS Academy,[8] sono in tal senso indicative.
Non vi sono poi garanzie riguardo l’impiego dell’IA a scuola, sia per gli studenti (nei processi di studio e di ricerca) che per i docenti (nei processi di progettazione didattica e in quelli di valutazione): sebbene questa sia inquadrata come uno strumento non in grado di replicare l’intuizione – e, aggiungiamo noi, gli stili cognitivi non prettamente associativi e logico-deduttivi –, nelle Indicazioni si auspica «La condivisione di indicatori, criteri e strumenti comuni»,[9] ossia probabilmente l’introduzione progressiva di valutazioni standardizzate e ispirate da una logica riduzionista; la stessa, per l’appunto, dell’Intelligenza Artificiale. Il rischio è che il costante incremento del peso burocratico del lavoro docente possa spingere il personale ad abbandonarsi, suo malgrado, a conferire all’IA un ruolo eccessivamente centrale, creando problematiche di tipo pedagogico ma, allo stesso tempo, foraggiando il mercato delle nuove tecnologie.
Spiace, infine, notare la totale assenza di riferimenti alla ricchezza culturale presente nelle classi a causa dell’immigrazione, così come pure la critica all’«espressione di proteste, come quelle che sfociano a volte in atti illeciti»,[10] che pure sono – e sono state negli anni – un veicolo formidabile di democrazia e critica sociale nel contesto dell’istruzione superiore.
[1] Indicazioni Nazionali per i Licei, https://www.mim.gov.it/-/pubblicato-il-testo-delle-nuove-indicazioni-nazionali-per-i-licei- p. 17
[2] Ivi, p. 26
[3] L. 145/2018, cc. 784, 784 bis, tertier, ecc.
[4] Indicazioni Nazionali per i Licei, p. 19
[5] Ivi, p. 20
[6] Cfr., oltre alla L. 145/2018, il D. Lgs. 127/2025, art. 1, c. 6.
[7] Cfr. Redazione Orizzonte Scuola, Addio agli Istituti tecnici, Valditara: “Verso il Liceo chimico, agrario, meccanico e tessile”. Approvazione già da Settembre, se ci saranno i tempi tecnici, 26 Aprile 2026, https://www.orizzontescuola.it/addio-agli-istituti-tecnici-valditara-verso-il-liceo-chimico-agrario-meccanico-e-tessile-approvazione-gia-da-settembre-se-ci-saranno-i-tempi-tecnici/.
[8] Cfr. F. Giusti, E. Gentili, La riforma degli istituti tecnico-professionali al suo primo banco di prova, 15 Luglio 2025, https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_riforma_degli_istituti_tecnicoprofessionali_al_suo_primo_banco_di_prova/42819_61925/. A proposito della riforma segnaliamo il fallimento del tentativo di conciliazione fra Governo e parti sociali, riportato dalla FLC CGIL.
[9] Indicazioni Nazionali per i Licei, p. 29.
[10] Ivi, p. 16.

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