Discorso di Obama sull’Unione: bene sui salari, fragile sul commercio
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“... É nostro compito ristabilire un equilibrio ed equità, e mantenere viva quella promessa per la prossima generazione. Questa é la sfida che affrontiamo oggi, e questa è la responsabilità che intendo prendermi come Presidente degli Stati Uniti”.
Uno stralcio di un discorso di Obama come candidato alla Presidenza nel 2008, non molto dissimile, nei contenuti, dal discorso sullo stato dell’Unione: “Oggi le disuguaglianze sono profonde...sebbene nel bel mezzo della ripresa, troppi americani stanno lavorando di più soltanto per riuscire a tirare avanti. E ancora troppi non stanno lavorando per niente”.
Un Obama davvero efficace nel cogliere il cuore del problema, oggi come allora. Ma quali soluzioni propone il Presidente dopo sei anni di stallo in tema di lotta alla disuguaglianza?
Obama ha definito il 2014 come “l’anno dell’azione”, esprimendo una posizione molto dura verso il Congresso, che ha adottato posizioni ostruzioniste per tutto il 2013. Ecco i principali obiettivi dell’agenda presidenziale per il 2014:
veto contro nuove sanzioni proposte dal Congresso, sanzioni che potrebbero minacciare i negoziati in atto per limitare il programma nucleare dell’Iran. “Per il bene della nostra sicurezza nazionale, dobbiamo dare alla diplomazia una possibilità di successo”, ha detto Obama;
politica ambientale ed energetica, di cui non ha parlato in maniera puntuale;
riforma dell’immigrazione. Obama ne parla come elemento di crescita economica e positiva in termini di riduzione del deficit;
aumento del salario minimo a 10 dollari l’ora.
Dov’è che viene meno la coerenza e credibilità del discorso del Presidente? Obama ha indugiato a lungo sugli accordi di libero scambio con Europa e paesi asiatici. Il problema è che questi tipi di accordi multilaterali, come il NAFTA, vengono associati negli Stati Uniti con crollo delle industrie, chiusura delle fabbriche e venir meno di migliaia di posti di lavoro ben pagati che un tempo sostenevano la classe media. Tutte queste condizioni hanno contribuito ad un acuirsi delle disuguaglianze di reddito.
Il Peterson Institute for International Economics sostiene che la crescita della disuguaglianza nella distribuzione del reddito, nell’ordine del 40%, vada attribuita alle politiche commerciali degli ultimi anni mentre l’Economic Policy Institute ha recentemente pubblicato un articolo nel quale sottolineava che “il commercio con la Cina spinge i salati e i profitti statunitensi al ribasso ed elimina buoni impieghi per i lavoratori statunitensi”.
Un Obama che dovrà cercare supporto in un Congresso non favorevole a questi accordi di libero scambio, come non lo era il Presidente stesso nel 2008. Dove troverà Obama il consenso necessario?

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