Dopo la firma della legge anti gay, l'Olanda blocca gli aiuti all'Uganda
Lunedì 24 febbraio, il presidente ugandese Yoweri Museveni ha firmato la legge anti gay, approvata a larga maggioranza lo scorso dicembre, che prevede l'ergastolo per gli omosessuali in caso di recidiva, vieta qualsiasi propoaganda dell'omosessualità e rende obbligatorio la denuncia delle persone omosessuali.
Un gruppo di scenziati, al quale il Ministero della Salute avrebe affidato il compito di studiare l'omosessualità e la genertica negli esseri umani, avrebbero dimostrato che l'omosessualità è un comportamento acquisito e che alcune persone lo adottano per denaro, cosa che Museveni con la legge si prefigge di eliminare.
All'indomani della ratifica della legge, il tabloid ugandese "Red pepper" ha pubblicato una lista di 200 persone identificati come "i principali omosessuali dell'Uganda".
Onu e Stati Uniti hanno condannato la ratifica della legge ma è stato il Ministro per gli aiuti allo Sviluppo dell'Olanda, primo Paese a legalizzare i matrimoni gay, ad annunciare le prime misure concrete: la sospensione del versamento di 7 milioni di euro destinati al rafforzamento del sistema giudiziario ugandese. L'Olanda è stata seguita da Danimarca e Norvegia.
Con l'Uganda, in Africa sono 39 gli Stati dove gli omosessuali rischiano pene detentive o addirittura la pena di morte, come in Sudan e Mauritania.

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