Stato di polizia in Egitto
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L'Egitto non è il primo paese al mondo a dichiarare 'guerra al terrore', riconosce Mara Revkin su Foreign Affairs, ma è una delle poche nazioni a contenere la parola antiterrorismo nella propria Costituzione. Il mese scorso, con uno schiacciante 98,1%, gli elettori hanno approvato la nuova Carta dell'Egitto in un referendum segnato da una pesante campagna militare volta a soffocare il dissenso. La nuova Costituzione emargina ulteriormente gli islamisti dalla vita politica ed esalta i poteri dei militari e dei servizi di sicurezza vietando, tra le altre cose, ogni attività politica basata sulla religione e dando ai Militari l'autorità di porre il veto sulla scelta del ministro della difesa da parte del Presidente per i prossimi otto anni. Per quanto problematiche siano queste misure, una delle sezioni più allarmanti della Costituzione è stata trascurata: una clausola antiterrorismo senza precedenti, che pone le basi giuridiche per uno stato di polizia che è una dittatura militare in tutto tranne che nel nome.
Sepolto a pagina 62 di un documento che la maggior parte degli egiziani ammettono di non aver letto è l'articolo 237, il più radicale mandato antiterrorismo contenuto in una Costituzione egiziana. L'articolo obbliga lo Stato a 'combattere tutti i tipi e le forme di terrorismo e monitorare le sue fonti di finanziamento entro un determinato periodo di tempo nel riconoscimento della minaccia che rappresenta per la nazione e i cittadini'. La norma non definisce 'terrorismo' o la portata dei poteri che conferisce al governo, rinviandoli alla legislazione futura. Ma per ora, l'Egitto non ha un parlamento. I militari lo hanno sciolto la scorsa estate come parte della deposizione dell'ex presidente Mohammed Morsi. Con le nuove elezioni parlamentari non previste fino alla fine di quest'anno, l'autorità legislativa risiede esclusivamente nelle mani del presidente ad interim nominato dai Militari, Adly Mansour.

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