11 fake news diffuse dall'Australia sulla Cina e la verità dei fatti

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11 fake news diffuse dall'Australia sulla Cina e la verità dei fatti



Radio Cina Internazionale
 

Da un po’ di tempo a questa parte alcuni politici e media australiani hanno fabbricato varie bugie sulla Cina riguardanti l’epidemia e altri temi, e l’hanno nel frattempo accusata di aver diffuso informazioni false. Tutte le bugie incredibili fabbricate dai politici e media americani per gettare la colpa sulla Cina sono state fabbricate da professionisti, ma questo fatto i politici australiani non l’hanno quasi mai menzionato e i media australiani lo hanno raramente riportato. Così come praticamente non si è mai fatto cenno in Australia alla diffusione di fake news da parte degli Usa.
La Cina è una vittima delle fake news, non un diffusore. Davanti alla verità dei fatti, però, le bugie perdono forza. La Cina parla con i fatti.


Bugia 1: Il virus SARS-CoV-2 ha avuto origine in Cina. Il 3 aprile, nel corso di un’intervista concessa a 2GB, il premier australiano ha detto che il virus ha avuto origine in Cina per poi diffondersi nel resto del mondo.
La verità: La Cina è stato il primo paese ha fare rapporto sull’epidemia, ma ciò non significa che sia il paese d’origine del virsu che l’ha causata. L’origine del nuovo coronavirus non è stata ancora determinata. Risalire all’origine dei virus è un problema scientifico di difficile risoluzione. Per farlo occorre fare affidamento sulla scienza, tramite ricerche condotte da scienziati ed esperti del settore.


Bugia 2: Il virus del Covid-19 avrebbe avuto origine nel “mercato umido” di Wuhan.
La verità: In Cina non esiste alcun cosiddetto “mercato umido” che vende animali selvatici”.


Bugia 3: dopo il “lockdown” di Wuhan, la Cina non ha cancellato i voli internazionali in partenza da Wuhan, provocando la diffusione del virus a livello mondiale.
La verità: La Cina ha adottato in breve tempo le più rigide misure di profilassi e risposta al contagio ed è riuscita a controllare l’espansione dell’epidemia a Wuhan. Secondo i dati relativi, si contano pochi casi di contagio esportati dalla Cina.


Bugia 4: I media australiani hanno dichiarato di essere in possesso di informazioni di intelligence secondo cui il virus del Covid-19 proverrebbe dal Wuhan Institute of Virology.
La verità: Tutte le testimonianze dimostrano che il nuovo coronavirus ha origini naturali.


Bugia 5: Il progetto di risoluzione dell'Assemblea mondiale della sanità è il risultato del lavoro di promozione compiuto dall'Australia.
La verità: Le risoluzioni decise dall'Assemblea mondiale della sanità sono una cosa ben diversa dalla cosiddetta “revisione internazionale indipendente” sull'epidemia avanzata precedentemente dall'Australia.


Bugia 6: Aziende cinesi hanno acquistato materiali di protezione sanitaria in Australia.
La verità: Dopo che a febbraio le società cinesi hanno acquistato materiali in Australia l'epidemia non si è diffusa nel Paese né è stata provocata una carenza di forniture mediche in Australia.


Bugia 7: I cinesi mangiano pipistrelli. Su alcune piattaforme di media e social media australiane sono comparse alcune immagini e filmati di mercati in cui si vendono animali selvatici e dove si denigrano i cinesi per aver mangiato pipistrelli.
La verità: I luoghi delle riprese non sono in Cina


Bugia 8: La Cina "si è infiltrata" e ha esercitato la propria influenza sull'Australia. Da molto tempo ormai, alcune persone e media in Australia si dedicano alla fabbricazione di ogni tipo "caso di spionaggio cinese" e "teoria sull’infiltrazione cinese". Il 26 giugno i dipartimenti di intelligence e di polizia australiani hanno fatto irruzione nella residenza e nell'ufficio del parlamentare del Nuovo Galles del Sud, Shaoquett Moselmane, con lo scopo di indagare sull'influenza politica esercitata dalla Cina sull'Australia.
La verità: Interferire negli affari interni di altri paesi non è nel DNA della diplomazia cinese. Al contrario, ci sono prove inconfutabili di attività di spionaggio condotte dall’Australia contro la Cina negli ultimi anni. L’Australia sta accusando gli altri per nascondere i propri crimini.


Bugia 9: La "spia cinese" Wang Liqiang è fuggita in Australia. Nella seconda metà di novembre 2019, il Sydney Morning Herald e altri media australiani hanno riportato il cosiddetto caso di defezione della "spia cinese" Wang Liqiang. Andrew Hastie, membro del Partito Liberale d'Australia, il 23 novembre, ha detto ai media che il rapporto su Wang Liqiang è inquietante, aggiungendo che Wang Liqiang è un “amico della democrazia” e che dovrebbe ottenere aiuto e sostegno dal governo australiano.
La verità: Wang Liqiang è un fuggitivo ed è stato indagato dagli organi di pubblica sicurezza per sospetta frode.


Bugia 10: Un milione di uiguri sono stati arrestati dalla Cina. Il ministro degli Esteri australiano Marise Payne ha citato i cosiddetti "Documenti interni del Xinjiang" divulgati dal New York Times senza prove concrete, affermando che "la Cina ha arrestato arbitrariamente più di un milione di uiguri e il contenuto dei documenti è motivo di preoccupazione".
La verità: Non esiste alcun "campo di rieducazione" nel Xinjiang. I riferimenti all’arresto di un milione di persone sono frutto di errate conclusioni, basate su ricerche e informazioni false.


Bugia 11: La Cina ha lanciato attacchi informatici contro l'Australia. Il 19 giugno il primo ministro australiano Scott Morrison ha dichiarato che gli uffici governativi australiani a tutti i livelli, i settori dell’istruzione, sanità, industria e commercio, servizi e altre infrastrutture chiave hanno subito attacchi informatici su larga scala da parte di "soggetti con alle spalle uno Stato". Nel rapporto si diceva anche che la tensione tra Australia e Cina di recente si è intensificata e che la Cina è il principale sospettato per questi attacchi informatici. Un analista di sicurezza informatica presso l'Australian Strategic Policy Research Institute ha affermato che gli attacchi sono stati lanciati dalla Cina.
La verità: La Cina è un convinto difensore della sicurezza informatica e una delle maggiori vittime di attacchi da parte di hacker.

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