Ad un anno dalle elezioni presidenziali, è iniziato il momento più difficile della storia politica di Ahmadinejad . Dopo aver nettamente perso la tornata parlamentare ad inizio mese, il presidente iraniano si è presentato mercoledì con alcuni ministri in Parlamento per rispondere delle sue decisioni di politica estera ed interna. Duramente pressato dal nuovo Majlis, Ahmadinejad ha insistito di aver sempre agito nei limiti della legge e di non aver mai sfidato l'autorità del Leader Supremo, l'Ayatollah Ali Khamenei. Si tratta di un evento storico, in quanto è la prima volta dalla rivoluzione islamica del 1979 che il parlamento del paese ha potuto convocare il presidente per rispondere delle sue azioni.
Ahmadinejad, fortemente criticato dai conservatori religiosi che hanno vinto con un netto margino le elezioni parlamentari, ha dovuto rispondere a 10 domande presentate dallo Speaker Ali Motahari, sui temi economici, di politica estera e sulle divergenze con Khamenei. Rispondendo sulla sua assenza di undici giorni dal lavoro nell’aprile scorso, dopo che la Guida suprema gli aveva impedito di rimuovere il ministro dell’Intelligence Heydar Moslehi, ha risposto in sostanza che nulla di grave era nel frattempo accaduto nel Paese. Il presidente ha inoltre negato ogni diatriba con l'Ayatollah e di fronte ai presunti fallimenti nel combattere la disoccupazione, l'inflazione galoppante, nonché di iniziare la promessa costruzione di un sistema di metropolitane a Tehran, si è difeso affermando di aver stanziato il maggior budget economico nella storia della Repubblica islamica.
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