Ankara chiude l'ambasciata a Damasco e cerca di unire i ribelli
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Ankara al centro del processo diplomatico in corso in Siria. La Turchia, rifugio per oltre 16 mila profughi siriani, ha sospeso tutte le attività alla sua ambasciata a Damasco. Lo ha dichiarato lunedì una fonte rimasta anonima del ministero degli esteri, spiegando che si tratta di una decisione presa dopo l'ulteriore deteriorarsi delle condizioni di sicurezza in Siria.
Inoltre, la principale coalizione di opposizione, il Consiglio Nazionale siriano (SNC), ha invitato tutti gli altri gruppi anti Assad ad Istanbul, per un due giorni di incontri con l'obiettivo di stilare un patto nazionale su come destituire il regime ed iniziare una fase di transizione democratica. L'opposizione ha perso il supporto di molti siriani e frenato un processo di riarmo da parte della comunità internazionale per le dispute interne.
Incontro che precede il secondo summit di “Friends of Syria”, che racchiude 50 tra Stati ed Ong impegnate a trovare una soluzione alla crisi siriana, che si terrà sempre ad Istanbul dal 1 aprile. Domenica, Dmitry Medvedev ha dichiarato di appoggiare formalmente il processo di pace intrapreso da Kofi Annan, definita l'unica chance per evitare una guerra civile sanguinaria prolungata. Dopo aver posto il veto a due risoluzioni del CDS, la Russia e la Cina hanno supportato una dichiarazione di sostegno all'iniziativa di Annan.

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