Azerbaigian: lettera dell'ambasciatore Ahmazada in risposta all'Unione Armeni d'Italia

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Azerbaigian: lettera dell'ambasciatore Ahmazada in risposta all'Unione Armeni d'Italia

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Riceviamo e pubblichiamo con piacere una lettera di risposta di S.E. l'Ambasciatore dell'Azerbaijan, Mammad Ahmadzada, inviata alla redazione de l’AntiDiplomatico in seguito al comunicato dell’Unione Armeni d’Italia sulle recenti tensioni al confine tra i due paesi. 

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Gentile Redazione,


dobbiamo evidenziare come il comunicato dell’Unione degli Armeni d’Italia, che attacca le testate giornalistiche, accusandole di “una rozza manipolazione e ricostruzione delle notizie”, sia una chiara prova di pressione sui mezzi di comunicazione e del tentativo della parte armena di indurre in errore il pubblico italiano.


La parte armena non comprende che non viviamo negli anni '90 del secolo scorso, periodo in cui l'Azerbaigian, appena riconquistata la sua indipendenza, faceva i suoi primi passi per stabilire rapporti a livello internazionale, mentre l’Armenia, attraverso la sua diaspora presente in diversi paesi del mondo da molti anni, impostava un blocco di informazioni sull'Azerbaigian e presentava le rivendicazioni territoriali e le aggressioni militari dell’Armenia contro l’Azerbaigian in una forma falsa e distorta, cercando così di convincere la comunità internazionale delle sue menzogne, situazione proseguita per molti anni. Oggi, l'Azerbaigian è un paese forte con ampie relazioni internazionali ed è una voce molto sentita nell'arena internazionale, e la stessa comunità mondiale ha compreso da tempo quale sia la verità.


Nel comunicato si legge che “gli armeni non sono interessati a territori azeri e che sono un popolo pacifico, che rifiuta la violenza come arma di soluzione dei conflitti”. Vorrei sottoporre all’attenzione dei lettori che l'Armenia ha rivendicazioni territoriali contro quasi tutti i suoi vicini, tanto da inserirle chiaramente nella sua più alta legge suprema, la Costituzione, così come ha usato la forza militare contro l’Azerbaigian per ottenere il suo obiettivo, come è evidente nel caso del conflitto del Nagorno Karabakh. Alla base delle rivendicazioni territoriali armene c’è il desiderio di realizzare il mito della “Grande Armenia” a spese dei territori dei propri vicini.


Vorrei particolarmente sottolineare che lo stesso attuale stato d’Armenia fu stabilito nelle terre storiche dell'Azerbaigian. Nel 1828, alla firma del trattato di Turkmanchay, al termine della guerra Russia-Iran, seguì un massiccio trasferimento di armeni nel Caucaso del Sud, in particolare nei territori dei khanati azerbaigiani di Irevan (attule Yerevan, capitale dell’Armenia) e di Karabakh. Durante il periodo sovietico, proseguì il processo di espansione dei territori dell'Armenia a spese dei territori dell'Azerbaigian e la deportazione sistematica degli azerbaigiani dalle loro terre storiche in Armenia. Nel 1988 l’Armenia ha avviato nuove rivendicazioni territoriali contro l’Azerbaigian, questa volta per la regione azerbaigiana del Nagorno Karabakh, e nello stesso tempo tutti gli ultimi azerbaigiani (più di 250 mila) in Armenia sono stati deportati dalle loro terre natali.


Il Nagorno Karabakh è la parte montuosa del Karabakh, territorio storico dell’Azerbaigian. Il nome stesso deriva da due parole azerbaigiane: “gara” – nero e “bag” – giardino. Dai tempi antichi fino all’occupazione dell’Impero zarista, all’inizio del 1800, questa regione era parte di diversi stati azerbaigiani, da ultimo il khanato di Karabakh. Possiamo dire che le radici del conflitto sono dunque nel trasferimento degli armeni nei territori azerbaigiani, oltre che nella decisione di creare una provincia autonoma nella parte montuosa della regione del Karabakh dell’Azerbaigian. 


Dopo la dissoluzione dell’Urss, l’Armenia ha avviato un’aggressione militare contro l’Azerbaigian, occupando il 20% dei territori riconosciuti internazionalmente dell’Azerbaigian, inclusa la regione del Nagorno Karabakh e sette distretti adiacenti, realizzando una pulizia etnica contro tutti gli azerbaigiani (più di 750 mila) in questi territori ed anche compiendo crimini di guerra e un genocidio contro civili azerbaigiani nella città di Khojali. Oggi abbiamo più di un milione di rifugiati e profughi azerbaigiani e non è rimasto un singolo azerbaigiano nei territori occupati. L'Armenia, per coprire la sua aggressione, ha creato nei territori occupati dell'Azerbaigian un regime illegale fantoccio detto "repubblica del Nagorno Karabakh", non riconosciuta da nessun paese, inclusa l'Armenia stessa. Ci sono numerosi documenti internazionali, incluse quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che riconoscono la regione del Nagorno Karabakh come parte integrante dell’Azerbaigian, confermano la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei territori riconosciuti internazionalmente dell’Azerbaigian e richiedono all’Armenia di ritirare le sue truppe dai territori occupati e il ritorno di tutti rifugiati e profughi azerbaigaini nelle sue terre, tutti ignorati da parte dell’Armenia.


L'Azerbaigian è sempre stato un sostenitore di una soluzione pacifica del conflitto, motivo per cui ha partecipato a colloqui di pace per molti anni, nonostante l'occupazione delle sue terre. L'intenzione dell'Armenia è stata sempre quella di prolungare i negoziati dimostrando una posizione distruttiva, mantenendo lo status quo nei territori occupati e compiendo azioni illegali, accompagnate dalla costante violazione del regime del cessato il fuoco sulla linea di contatto, come avvenuto nell’aprile 2016 e come sta accadendo adesso sul confine di stato tra l’Armenia e l’Azerbaigain in direzione del distretto di Tovuz dell’Azerbaigian.


Contrariamente a quanto afferma la parte armena, sono state le forze armate dell’Armenia ad iniziare, a partire dal 12 luglio, attacchi provocatori militari con l'uso dell'artiglieria contro l'Azerbaigian, colpendo posizioni militari, nonché territori densamente popolati, villaggi e fattorie, violando gravemente tutti i suoi obblighi, norme e principi fondamentali del diritto internazionale, compreso il diritto umanitario internazionale. Di conseguenza, 12 soldati azerbaigiani e un civile di 76 anni sono stati uccisi e molti feriti. Questa azione provocatoria delle forze armate dell’Armenia dovrebbe essere vista come una continuazione delle recenti azioni e dichiarazioni della leadership dell’Armenia, volte a inasprire le tensioni nella regione, di cui è prova la recente minaccia da parte del ministro della difesa dell’Armenia di occupare nuove posizioni vantaggiose. Invece di ritirare le forze di occupazione dai territori internazionalmente riconosciuti dell'Azerbaigian, l'Armenia persegue lo scopo di impadronirsi di nuove posizioni e inasprire le tensioni.


Le cause dell’attacco dell’Armenia contro l’Azerbaigian sono molteplici: innanzitutto, la necessità della leadership dell’Armenia di distogliere l’attenzione dai complessi problemi interni causati dal tentativo del primo ministro Nikol Pashinyan di instaurare una dittatura rivoluzionaria, in una situazione già aggravata dai problemi socio-economici deteriorati ulteriormente anche per la diffusione del COVID-19 nel paese.


Secondo elemento, le provocazioni dell’Armenia non avvengono sulla linea di contatto nei territori occupati - la regione azerbaigiana del Nagorno Karabakh e gli altri distretti adiacenti - tra eserciti dell’Azerbaigian e dell’Armenia, ma verso il nord, lontano dai territori occupati, in direzione di Tovuz, sulla linea di confine di stato tra l’Azerbaigian e l’Armenia. Lo scopo dell'Armenia è coinvolgere nel conflitto terze parti, in paricolare l'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva. Ma le speranze della leadership dell'Armenia sono state deluse.




E’ inoltre importante ricordare che il distretto di Tovuz, bersaglio degli attacchi militari dell’Armenia, è un’area di importanza strategica, perché attraversata dall’intera infrastruttura per la distribuzione delle risorse energetiche dell’Azerbaigian e del Mar Caspio nei paesi occidentali e nel mercato mondiale e per i collegamenti ferroviari e autostradali che connettono l'Est all'Ovest:  l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (che rifornisce l’Europa, principalmente l’Italia), l’oleodotto Baku-Supsa, il gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum, il gasdotto South Caucasus Pipeline, prima parte del Corridoio Meridionale del Gas, di cui fa parte anche il Trans-Adriatic Pipeline - TAP (che giunge in Italia), così come la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars e l'autostrada Baku-Tbilisi - progetti che aspirano a dare origine ad una nuova Via della Seta. Per cui l’obiettivo dell’Armenia è volto anche a destabilizzare questa area e impedire il funzionamento di questi progetti fondamentali, che creano accesso a nuovi mercati e a fonti di energia alternative per l’Europa. Non è un caso che l’Armenia abbia avviato un’operazione militare contro l’Azerbaigian tre mesi prima dell’inizio delle forniture di gas dell’Azerbaigian in Europa, inclusa l’Italia.

 



Questa avventura militare della leadership dell’Armenia è anche il risultato della mancata distinzione, da parte della comunità internazionale, tra aggressore - l’Armenia, che ha occupato i territori dell’Azerbaigian, e la vittima - l’Azerbaigian, che subisce oggi e da quasi 30 anni l’aggressione dell’Armenia. Finché la comunità internazionale non eserciterà una forte pressione sull'aggressore, affinché rinunci alla sua politica di aggressione, l'Armenia continuerà i suoi atti criminali, perché crimini impuniti aprono la strada a nuovi crimini.


Pertanto, consiglio alla diaspora armena, se davvero vuole un futuro prospero per l’Armenia, di non perdere tempo a diffondere bugie sull'Azerbaigian e sul conflitto tra l’Armenia e l’Azerbaigian, ma di spiegare alla leadership armena che la sua attuale politica porterà l'Armenia e il suo popolo al disastro, richiedendole di manifestare la volontà politica di prendere misure concrete per risolvere il conflitto. Perché solo la soluzione del conflitto e niente altro potrà risolvere i gravi problemi economico-sociali in cui sta annaspando l’Armenia e garantirle sicurezza, stabilità e sviluppo.


Cordiali saluti,


 


 

Mammad Ahmadzada

Ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian

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