Cairo: il Parlamento blocca la candidatura di Suleimani
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Dopo le polemiche per la presentazione della candidatura dell'ex capo dei servizi segreti Omar Suleimani per le elezioni presidenziali del 23 maggio, giovedì è arrivata la risposta dei partiti islamisti egiziani. Il Parlamento del Cairo ha infatti approvato una legge che impedisce agli alti ufficiali che hanno servito Hosni Mubarak, l'ex presidente deposto dall'inurrezione popolare lo scorso anno, di divenire presidente. La manovra è un chiaro tentativo di impedire la candidatura di Suleimani che Khairat al-Shater, il candidato di Fratellanza Musulmana, aveva definito un “insulto” ai valori ed agli ideali della rivoluzione.
La misura passata martedì deve essere prima confermata dal Consiglio supremo delle forze militare, che sta gestendo la fase transitoria e preparando il paese alle elezioni. L'attuale ministro della giustizia ha già definito la legge “una deviazione”. La legge dispone per l'ineleggibilità anche per chiunque abbia ricoperto la carica di primo ministro negli ultimi dieci anni, bloccando la candidatura anche a Ahmed Shafiq, ma non degli ex ministri, permettendo quindi all'ex ministro degli esteri Amr Moussa di concorrere. Dei 23 membri che hanno presentato le candidature alla commissione elettorale, la maggior parte appartengono ai due partiti principali – Giustizia e libertà di Fratellanza Musulmana ed il salafita al-Nur party – ufficiali che hanno servito sotto Mubarak e liberali. Si attendono risposte ufficiali dell'entourage di Suleimani e le decisioni del governo militare sulla faccenda.
Dopo che ad inizio settimana una corte amministrativa aveva sciolto la commissione preposta a stilare il testo della nuova costituzione, perché non in grado di rappresentare tutte le forze sociali dell'Egitto, la bagarre sulla presentazione delle candidature dimostra, ad un anno dalla deposizione di Mubarak, come la strada per l'affermarsi di un regime democratico condiviso sia ancora molto lunga.

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