Cairo: strage di salafiti davanti al ministero della giustizia.
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Ombre inquietanti continuano ad aleggiare sul processo di transizione democratica in Egitto. Durante un sit in di protesta davanti al ministero di giustizia al Cairo, una banda armata ancora non identificata ha lanciato granate e sparato sulla folla, uccidendo almeno undici persone e ferendone 150, secondo il primo bollettino rilasciato dal ministero della salute. La manifestazione era stata organizzata da esponenti salafiti per protestare contro la decisione del governo militare di giudicare il loro candidato, il predicatore Hazem Abu Ismail, non eleggibile per la doppia cittadinanza americana ed egiziana della madre. Ismail ha sempre dichiarato che il passaporto della madre è parte di un complotto delle autorità militare contro di lui, ma la commissione elettorale non ha riscontrato prove in tal senso.
Secondo alcuni corrispondenti, gli assalitori sarebbero stati persone del quartiere innervosite dalla presenza dei manifestanti salafiti. Ma il fatto che la polizia sia intervenuta solo dopo sei ore dall'inizio dell'attacco getta ombre inquietanti sul ruolo avuto dalle autorità militari nell'azione. Dura la protesta di due candidati presidenziali, l'islamista indipendente Moneim Aboul Fotouh ed il candidato di Giustizia e Libertà di Fratellanza Musulmana Mohammed Mursi, che hanno deciso di sospendere la loro campagna elettorale. Inoltre il partito di Fratellanza musulmana e quello salafita Nour, che insieme controllano il 70% dei seggi parlamentari, hanno deciso di boicottare un incontro con il consiglio supremo militare, il governo di transizione guidato dall'esercito. Infine, il premio nobel ed ex direttore dell'agenzia delle Nazioni Unite per il controllo dell'energia nucleare, Mohamed El-Baradei, ha duramente criticato l'azione dell'esercito. "Un massacro del genere di fronte al ministero della giustizia e il governo militare incapace di sedarlo: l'Egitto sta precipitando a picco”, ha chiosato El Baradei.
Il Consiglio militare è accusato di aver represso il dissenso con la violenza, detenere prigionieri politici e limitare i giovani e la società civile protagonisti della rivolta dell'anno scorso. I generali hanno promesso di consegnare il potere ad una amministrazione civile a fine giugno, dopo un'elezione presidenziale libera ed onesta. La contesa sembra al momento essere limitata tra il candidato di Fratellanza Musulmana Mursi e l'ex ministro degli esteri e segretario della Lega Araba Moussa.

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