Cuba sotto assedio: sessant’anni di blocco USA
Da oltre sessant’anni il blocco economico imposto dagli Stati Uniti a Cuba segna la vita quotidiana dell’isola. Dal 1960, Washington vieta a imprese e cittadini statunitensi qualsiasi transazione con interessi cubani, e oggi l’80% della popolazione è nata sotto questo regime di sanzioni. Non si tratta solo di un contenzioso commerciale: il suo impatto colpisce direttamente la dignità e le condizioni di vita di milioni di persone. Con l’amministrazione Trump, il blocco ha conosciuto un irrigidimento senza precedenti.
Come denuncia il governo cubano, le misure adottate hanno trasformato l’embargo in un atto “criminale” per i suoi effetti su settori vitali come sanità, alimentazione ed energia. Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha parlato di danni miliardari, sottolineando che senza queste restrizioni il PIL cubano avrebbe potuto crescere di oltre il 9%. Particolarmente grave è l’impatto sul sistema sanitario: oltre la metà dei farmaci essenziali risulta oggi carente a causa delle difficoltà di importazione.
Anche la produzione alimentare e il sistema elettrico nazionale soffrono il peso del blocco, che limita l’accesso a materie prime, combustibili e assistenza tecnica. L’Avana denuncia una strategia di “massima pressione” volta ad asfissiare l’economia e provocare instabilità sociale.
Una linea che, nonostante le condanne internazionali e le ripetute risoluzioni dell’ONU, continua a essere perseguita da Washington. E che, secondo Cuba, dice molto più sugli obiettivi politici degli Stati Uniti che sulla realtà dell’isola.
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