ONU: Israele ha sfollato con la forza oltre 36.000 palestinesi in Cisgiordania in un anno
Un nuovo rapporto dell'ONU denuncia l'impennata della violenza dei coloni e il ruolo dell'esercito israeliano nello sfollamento forzato, definendolo un "trasferimento illegale" che ricorda le dinamiche in atto a Gaza.
di Francesco Fustaneo
Le Nazioni Unite hanno lanciato un nuovo allarme sulla situazione in Cisgiordania, accusando Israele di aver sfollato con la forza oltre 36.000 palestinesi nell'ultimo anno. In un rapporto pubblicato martedì scorso , l'Ufficio dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani (OHCHR) descrive un quadro di violenza sistematica da parte dei coloni e di operazioni militari israeliane che stanno portando a quella che definisce una "espulsione di massa di palestinesi di proporzioni senza precedenti".
Il rapporto, che copre il periodo tra novembre 2024 e ottobre 2025, documenta un aumento del 24% della violenza dei coloni, con 1.732 episodi che hanno causato vittime o ingenti danni materiali, rispetto ai 1.400 dell'anno precedente. "La violenza dei coloni è continuata in modo coordinato, strategico e sostanzialmente indisturbata", si legge nel documento, che sottolinea come le autorità israeliane abbiano svolto "un ruolo centrale nel dirigere, partecipare o agevolare tale condotta".
A questa violenza si aggiungono le operazioni su larga scala dell'esercito israeliano. Circa 32.000 dei 36.000 sfollati totali provengono dai campi profughi di Jenin, Tulkarem, Nur Shams e Far'a, nel nord della Cisgiordania, presi di mira da vaste incursioni militari. Le operazioni, come quella recentemente condotta a Hebron a gennaio, comportano coprifuoco, demolizioni e arresti di massa, costringendo intere comunità alla fuga.
Come ricorda Al-jaazera un esempio emblematico di questa dinamica è quanto accaduto lo scorso gennaio nella zona meridionale di Hebron. Come documentato dalle agenzie fotografiche, centinaia di famiglie palestinesi sono state viste trasportare i loro averi mentre lasciavano l'area di Jabal Johar. L'esercito israeliano aveva avviato un'operazione "su larga scala" di più giorni, giustificata con la necessità di smantellare presunte "infrastrutture terroristiche". Il raid, che ha coinvolto centinaia di soldati e mezzi pesanti, ha imposto un coprifuoco totale a circa 70.000 residenti, con blocchi e barriere che hanno di fatto paralizzato la vita nella zona.
Un "trasferimento forzato di massa"
L'OHCHR è categorico nel definire questi eventi: "Lo sfollamento di oltre 36.000 palestinesi nella Cisgiordania occupata ha rappresentato un trasferimento illegale, vietato dal diritto internazionale umanitario". L'organizzazione internazionale va oltre, collegando quanto accade in Cisgiordania con la situazione a Gaza.
"Gli spostamenti forzati nella Cisgiordania occupata, che coincidono con i massicci spostamenti di palestinesi a Gaza per mano dell'esercito israeliano, sembrano indicare una politica israeliana concertata di trasferimenti forzati di massa in tutto il territorio occupato", conclude il rapporto.

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