Disastro ambientale. India, pianeta Terra: senza più acqua

Oggi in India trecento milioni di persone sono allo stremo. Non c'è più acqua in molte regioni

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Disastro ambientale. India, pianeta Terra: senza più acqua



di Sonia Savioli - il Cambiamento
 

In giugno è giunta notizia che le temperature in India avevano raggiunto e in qualche caso superato i cinquanta gradi. Quante persone hanno provato a immaginare come si sarebbero trovate con cinquanta gradi di temperatura senza condizionatore, senza piscina e magari senza doccia e frigorifero? E' probabile che nel marasma mentale in cui siamo immersi, bombardati ogni giorno da notizie inutili, notizie false, notizie stupide e futili, notizie esagerate e ripetute, i mostruosi cinquanta gradi siano scivolati via dai pensieri di quasi tutti senza lasciare traccia, come acqua sul vetro.


Oggi in India trecento milioni di persone sono allo stremo. Non c'è più acqua in Andra Pradesh, Bihar, Gujarat, Karnataka, Rajasthan, Telangana, Tamil Nadu. A Mumbai l'acqua è razionata dalla fine di maggio. Fiumi, laghi, invasi artificiali sono completamente asciutti; tutti i raccolti sono persi, bruciati dal caldo; ventimila villaggi sono stati abbandonati; nell'area a sud di Mumbai non ci sono più abitanti. E, naturalmente, tutte le piante e tutti gli animali selvatici sono morti.


Nel Tamil Nadu la capitale Chennai, una città di dieci milioni di abitanti, è a secco. La poca acqua viene portata coi camion da più di duecento chilometri di distanza. Sarà buona da bere?


Trecento milioni di persone, in buona parte bambini, non hanno acqua. Trecento milioni, la popolazione di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Austria. Prima che anche questa notizia scivoli via dalle nostre anime obese di notizie e asfittiche di immedesimazione, provate a immaginare tutte queste nazioni senza acqua, tutti i raccolti distrutti, tutta la vegetazione bruciata dal caldo e dalla siccità, l'ecatombe che comporterebbe. E che si sta avverando in India. Se avete dei bambini, provate a immaginarveli a cinquanta gradi di calore e senza acqua sufficiente e pulita. Per dissetarli, lavarli, rinfrescarli. Ventimila villaggi sono stati abbandonati per questo: per cercare la salvezza, la pura e semplice sopravvivenza. Milioni di persone hanno lasciato le loro case, le loro terre i cui raccolti erano ormai bruciati, i cadaveri delle loro bestie morte di sete, e in un esodo biblico si sono dirette... dove? Forse verso le città, nella speranza che lì una qualche "entità superiore" li avrebbe salvati; forse verso fiumi o laghi che speravano non ancora asciutti. Molti di loro sono morti. Non sapremo mai quanti. Le autorità indiane sono efficientissime nell'aprire miniere nei parchi nazionali , nel reprimere rivolte dei contadini , ma incapaci di censire i morti da emergenza climatica. Parlano di centinaia, forse incapaci di contare oltre quella cifra.


Quanto ai mediaservi, per loro l'India è "un paese in via di sviluppo", "una potenza mondiale emergente", e via fanfalucando. Mentre il cambiamento climatico sta dimostrando la fragilità di qualsiasi "potenza" che, "emersa" o "emergente", può tragicamente inabissarsi in una stagione.


L'India non è lontana, sapete; è sul nostro stesso pianeta che boccheggia. E gli indiani non sono alieni, è gente che ha bisogno di bere per vivere, proprio come noi. E ha bisogno di acqua per cucinare, per lavarsi, per coltivare il proprio cibo. I neonati, poi, i bambini, le donne incinta hanno ancora più bisogno di acqua per sopravvivere. Cosa ci consigliavano i nostri mediafutili mentre il caldo a trenta-quaranta gradi rischiava di stroncarci? Bevete almeno due litri di acqua al giorno. Quei trecento milioni di indiani, a cinquanta gradi, non hanno potuto seguire il consiglio.


Per quanto riguarda noi "privilegiati" (ma ancora per quanto?) europei, il consiglio migliore dovrebbe essere: dichiariamo la nostra personale emergenza climatica, prima che sia troppo tardi. Non aspettiamoci che siano i lacché della politica a farlo, non lo faranno spontaneamente. Incalziamoli con tutte le nostre forze ma togliamo potere a chi li manovra: alle lobbi multinazionali, ai pirati dell'economia e della finanza. I nostri consumi e i nostri soldi, che versiamo ogni giorno nelle loro tasche, sono gran parte del loro potere. La nostra sobrietà è ciò che più temono, usiamola come un'arma per difendere la vita.

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