Attraverso una lettera dell'Alto commissario della politica estera europea, Catherine Ashton, gli Stati Uniti, la Francia, la Cina, la Russia e la Germania hanno espresso la loro intenzione di accettare l'offerta del regime iraniano di riprendere i colloqui diplomatici interrotti nel gennaio del 2011, quando Teheran aveva posto come condizione preliminare la cessazione di tutte le sanzioni delle Nazioni Unite. La decisione del Gruppo dei 5 segue l'importante apertura di martedì del regime iraniano. Di fronte alle dichiarazioni del direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Yukiya Amano, che aveva affermato di ritenere possibile che nel sito di Parchin siano in corso attività nucleari, l'Iran ha reso noto di far accedere gli ispettori al complesso militare. “Parchin è un sito militare e l’accesso comporta una procedura molto complessa. Perciò le visite non possono essere consentite con frequenza. Ma ancora una volta consentiremo all’Aiea di visitarlo”. E di voler riprendere i colloqui diplomatici sulle sue attività nucleari.
Il segno di disgelo segue l'importante visita di lunedì di Benjamin Netanyahu a Washington, nella quale il primo ministro israeliano ha ribadito l'intenzione di rimanere padrone del suo destino e minacciato l'Iran di possibili attacchi preventivi contro i siti militari del regime. In una conferenza stampa a Washington martedì, il presidente Barack Obama ha dichiarato che gli Stati Uniti si riservano tutte le opzioni possibili sulla questione iraniana, ma al momento vuole più tempo per la diplomazia. Di fronte alle affermazioni di alcuni esponenti repubblicani che chiedevano un atto di forza contro Teheran, il presidente Obama ha sottolineato come le sanzioni internazionale stiano funzionando e che la guerra “non è un gioco e non si può agire a caso”. Ancora da decidere le modalità tecniche ed operative dei prossimi colloqui. Secondo alcuni analisti, la mossa di Teheran sarebbe finalizzata a prendere tempo per concludere il suo processo di armamento nucleare.
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