Dopo il massacro di Houla espulsi ambasciatori siriani in 12 paesi

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Dopo il massacro di Houla espulsi ambasciatori siriani in 12 paesi

Martedì è il giorno delle prime ritorsioni della comunità internazionale contro la Siria, in seguito al massacro di Houla di venerdì. Dopo che le Nazioni Unite hanno confermato la notizia riportata dai ribelli che molte dei 108 morti nel quartiere di Homs sono state vittime di esecuzioni forzate, il Giappone e 11 stati occidentali - Stati Uniti, Germania, Francia, Inghilterra, Italia, Australia, Canada, Spagna, Belgio, Bulgaria ed Olanda - hanno espulso i rappresentanti diplomatici siriani dai loro paesi. 
Il massacro di Houla di venerdì, uno degli eventi più sanguinari nei 15 mesi di rivolta in Siria, è stato definito da Kofi Annan come “un momento decisivo con profonde conseguenze”. Durante l'incontro di martedì con il presidente Bashar al-Assad, l'inviato delle Nazioni Unite ha affermato che la Siria sta entrando in un punto di non ritorno, con il suo piano di pace in sei punti in totale stallo, e fatto pressioni a Damasco per l'inizio di applicazione del processo di transizione. La risposta di Assad tuttavia non lascia molte speranze sull'esito positivo: “il successo del piano di pace di Annan dipende dalla fine del terrorismo”. L'incontro di Damasco tra Assad ed Annan è avvenuto subito dopo che l'Alto Commissario per i diritti umani (OHCHR) ha dichiarato che intere famiglie, inclusi molti bambini, sono state uccise in esecuzioni arbitrarie, citando prove raccolte dagli osservatori Onu sul paese e da altre fonti nel paese.
La pressione diplomatica arriva in un momento in cui la Francia è tornata a chiedere un intervento militare del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.  "Non è tollerabile permettere al regime del presidente Bashar al-Assad di massacrare il suo popolo", ha dichiarato il presidente francese Francois Hollande in un'intervista a France 2. "L'intervento militare non è escluso e sarebbe tollerabile dal diritto internazionale, se condotto attraverso una risoluzione del Consiglio di sicurezza”, ha chiosato il nuovo Capo dell'Eliseo. La Russia continua ad assumere una posizione di parziale protezione del regime di Damasco, non lasciando speranze alla possibilità di introdurre misure coercitive militari o economiche all'interno del Consiglio di Sicurezza. Sergei Lavrov, il ministro degli esteri russo, ha accusato alcuni paesi di destabilizzare la situazione del paese e l'opposizione che cerca di incitare la guerra civile nel paese. 

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