Egitto: Ancora scontri a Il Cairo
L’Egitto continua ad attraversare la più profonda crisi politica dalla deposizione di Mubarak.
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L’Egitto continua ad attraversare la più profonda crisi politica dalla deposizione di Mubarak. Il bilancio del settimo giorno di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine è di tre morti a Il Cairo.
Le violenze si susseguono senza sosta dal 25 gennaio, secondo anniversario della Rivoluzione che ha deposto Mubarak, e dalla pronuncia della sentenza sulla strage di Port Said.
Gli episodi più violenti si sono verificati nelle città di Suez, Ismailya e Port Said e hanno indotto il presidente Mohammed Morsi ad imporre lo stato di emergenza per un mese e il coprifuoco nei tre governatorati. Il coprifuoco non è stato rispettato e il presidente Morsi ha consentito ai governatori locali di allentare le misure previste dallo stato di emergenza A Ismailya il coprifuoco è stato ridotto a tre ore. Diversi osservatori ritengono che l’instabilità potrebbe spingere l’Esercito a tornare sulla scena politica. Una prima conferma potrebbe essere già arrivata. Ieri le Forze Armate egiziane hanno messo in guardia dalle conseguenze per la stabilità e la sicurezza se la situazione non si evolverà. La prosecuzione «del conflitto e delle divergenze tra le forze politiche sulla gestione del paese porterà al collasso dello Stato e minaccia l’avvenire delle prossime generazioni», ha detto il Generale Abdel Fatah el Sisi, ministro della Difesa egiziano.
Uno spiraglio per una soluzione politica alla crisi è l’appello fatto da El Baradei, leader del Fronte di salvezza nazionale, principale gruppo di opposizione, per un vertice d’urgenza con le autorità egiziane. Ieri il Fronte aveva rifiutato l’invito dialogo avanzato da Morsi e aveva posto una serie di condizioni fra le quali la nascita di un governo di salvezza nazionale e una commissione per emendare la Costituzione. Nel pieno della crisi, il presidente Morsi si è recato in visita a Berlino mentre ha annullato la tappa a Parigi.

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