Egitto. La controversa "legge sulle proteste"
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Il presidente egiziano ad interim Adly Mansour ha approvato domenica una controversa legge che regola le proteste.
Nel tentativo di controllare il dissenso, dopo le proteste che hanno seguito la deposizione dell'ex presidente Mohamed Morsi e il fermento che continua a registrarsi nelle principali università del paese, il nuovo governo ad interim ha redatto una legge che disciplina riunioni pubbliche, cortei e manifestazioni pacifiche. La 'legge sulle proteste' ha attirato la condanna unanime da parte di associazioni per i diritti umani e attivisti politici che hanno denunciato il provvedimento come "repressivo", non idoneo a proteggere la libertà di riunione ma volto solo a giustificare i maggiori poteri concessi alle Forze di polizia.
Il portavoce ufficiale del movimento Tamarod, Hassan Shahin, ha in particolare contestato due articoli relativi al diritto della polizia di partecipare alle riunioni private e al diritto del Ministero dell'Interno di bloccare sul nascere qualsiasi tipo di manifestazione, comprese quelle pacifiche.
Il portavoce presidenziale Ehab Badawi ha spiegato che la legge prevede che gli organizzatori avvisino le autorità tre giorni prima dell'evento, invece di sette come previsto in precedenza, ma da alla polizia il potere di disperdere sul nascere le manifestazioni ritenute violente. La legge prevede pene detentive e pecuniarie per i manifestanti trovati in possesso di armi e gli organizzatori di manifestazioni illegali.
Il primo ministro Hazem El-Beblawy ha ribadito che la nuova legge tutela i diritti dei manifestanti. "Non è una legge che limita il diritto a manifestare, ma mira a tutelare il diritto dei manifestanti" .
A commentare la legge è intervenuta anche l'Alto Commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, che ha invitato le autorità egiziane a modificare o abrogare la legge, ricordando che "il diritto alla libertà di riunione è sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ed è garantita dai principali trattati sui diritti umani, in particolare, dall'articolo 21 del Patto internazionale sui diritti politici e civili, e l'articolo 8 del Patto internazionale sui diritti sociali, culturali ed economici, entrambi ratificati dall'Egitto nel 1982".
A commentare la legge è intervenuta anche l'Alto Commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, che ha invitato le autorità egiziane a modificare o abrogare la legge, ricordando che "il diritto alla libertà di riunione è sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ed è garantita dai principali trattati sui diritti umani, in particolare, dall'articolo 21 del Patto internazionale sui diritti politici e civili, e l'articolo 8 del Patto internazionale sui diritti sociali, culturali ed economici, entrambi ratificati dall'Egitto nel 1982".

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