Egitto: La “nuova” diplomazia di Morsi

La visita in Arabia Saudita e l’incontro con il Segretario di Stato Americano

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Egitto: La “nuova” diplomazia di Morsi

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Mentre in Egitto è in atto uno scontro istituzionale sullo scioglimento della Camera Bassa del Parlamento, il Presidente Morsi inaugura la nuova stagione di politica estera del Paese. 
La linea adottata non sembra distanziarsi molto da quella dell’era Mubarak, tant’è che i due incontri di rilievo sono stati quello in Arabia Saudita, a Jeddah, con il Re Abdullah e la visita in Egitto del Segretario di Stato Americano, Hillary Clinton. A questo va ad aggiungersi la visita a Il Cairo del Presidente tunisino, Marzouki. 
Soprattutto gli incontri con il leader saudita e il Capo della Diplomazia Americana confermerebbero come la diplomazia di Morsi sia all’insegna di un estremo pragmatismo e volta a superare le differenze ideologiche per continuare ad assicurarsi il sostegno finanziario finora garantito dai due Paesi. Gli investimenti sauditi in Egitto raggiungono quasi i 27 miliardi di dollari mentre gli USA forniscono all’Egitto 1,3 miliardi di aiuti militari annui e 250 milioni in aiuti civili. In più è in programma l’apertura di un fondo di 60 milioni per le imprese.
Né USA né Arabia Saudita hanno visto di buon occhio l’ascesa della Fratellanza Musulmana in Egitto, timorosi di perdere un alleato importante per la stabilità regionale e per il contenimento dell’espansionismo iraniano nella regione. La monarchia del Golfo ha anche temuto un possibile contagio rivoluzionario oltre che un ridimensionamento dell’influenza della corrente wahabita, rispetto alla quale la Fratellanza rappresenta una valida alternativa sempre di natura islamista. Il sostegno accordato alle Forze Armate, nel caso statunitense, e poi, nel caso saudita, anche alle correnti salafita per cooptare la Rivoluzione è infatti noto.
La visita di Morsi in Arabia Saudita è quindi un “nuovo” riconoscimento reciproco quali poli politici fondamentali per l’equilibrio regionale, dopo le recenti tensioni generate dall’arresto dell’attivista egiziano a Jeddah e il ritiro della rappresentanza diplomatica saudita da Il Cairo.
La visita della Clinton testimonia il cambiamento di strategia nei confronti della Fratellanza Musulmana, divenuta ora diretta interlocutrice statunitense. Il Segretario ha chiesto il completamento della transizione verso un governo civile e ottenuto l’impegno del rispetto del Trattato di pace con Israele, “pilastro della stabilità regionale”. In un incontro con il Capo delle Forze Armate ha chiesto ai Militari di riportare l’Esercito a svolgere un ruolo di sicurezza.  
La visita di Marzouki, Presidente del Paese che ha inaugurato la Primavera Araba, è stata l’occasione per ridare slancio alle relazioni tra Egitto e Tunisia, ma anche per ribadire la posizione egiziana sulla crisi siriana. Sì al sostegno al popolo siriano, ma senza nessun intervento militare esterno.
Morsi ha poi partecipato al vertice ad Addis Abeba dell’Unione Africana.

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