Egitto: Morsi revoca la dichiarazione costituzionale contestata
L’opposizione ha indetto una nuova manifestazione per domani
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Il 9 dicembre, il presidente Mohamed Morsi ha deciso di ritirare la dichiarazione costituzionale del 22 novembre, che ha innescato la più grave crisi politica del paese dalla caduta di Mubarak. La dichiarazione è stata sostituita da un nuovo provvedimento, anche questo immune da ogni ricorso giurisdizionale, che conferma il referendum costituzionale del 15 dicembre e stabilisce che in caso di esito negativo della consultazione, il Presidente nominerà entro tre mesi i 100 componenti di una nuova Assemblea Costituente.
Il ritiro della dichiarazione costituzionale e del testo della nuova Costituzione, oltre che la nomina di una nuova Costituente, erano le richieste avanzate dal Fronte di salvezza nazionale, che raccoglie le principali formazioni dell’opposizione egiziana, e che ha indetto una nuova protesta per martedì.
La decisione di Morsi arriva dopo l’apertura al dialogo fatta alle forze di opposizione ed è stata seguita dalle legge 107/2012 che autorizza l’Esercito ad arrestare civili fino alla data del referendum “al fine di mantenere l’ordine pubblico”.
Non è chiaro se dietro la decisione di Morsi ci sia stata qualche pressione da parte dei Generali, ma nonostante il ritiro del decreto, presentato come apertura al compromesso e al dialogo, il Presidente ha raggiunto molti dei suoi obiettivi: si è liberato del procuratore generale, Abdel Meguid Mahmoud, retaggio dell’era Mubarak ed è riuscito ad ottenere che l’Assemblea Costituente ultimasse i suoi lavori. In più, la parziale modifica dei contenuti della dichiarazione potrebbe ricomporre la frattura che si era venuta a creare con la Magistratura e impedire il boicottaggio del referendum da parte del Club dei giudici.

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